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Paolo Monti è quel rimarchevole artista che convoglia
nelle sue opere l’intuito acquisito nelle ultime teorie
delle scienze naturali, andando oltre la mera
rappresentazione pittorica, verso un dinamico concetto
tra osservatore e osservato; l’uomo e l’universo. |
Questo è perfettamente in sintonia con
la visione che attualmente affiora dal punto più avanzato delle scienze.
La visione emergente nelle scienze è fonte di
significato per le nostre vite e orientamento per le nostre speranze ed
aspettative. Come ci relazioniamo uno all’altro e con la natura, dipende non
soltanto dagli accadimenti insiti nella nostra formazione e nei nostri incontri
quotidiani, ma riguarda anche i nostri concetti sulla natura, la vita, l’essere
pensante e sensibile. Sia che noi ne possiamo essere consapevoli o meno, questi
concetti sono sottilmente influenzate dalle conoscenze che ci provengono dal
quadro del mondo, proiettato dalle scienze. Se crediamo che la natura è un
meccanismo senza vita, una collezione di rocce passive, arriveremo a credere che
avremmo il diritto di farne quel che vogliamo, basta che non vada contro i
nostri interessi. La nostra scelta riguardo le tecnologie rifletterà queste
convinzioni: opteremo per macchine più potenti per estrarre, trasformare, usare
e rigettare le energie e i materiali trovati nel nostro ambiente. Se guarderemo
agli animali e al nostro prossimo solamente come macchine più complesse
arriveremo anche a manipolarli: toglieremo loro le parti e gli organi
malfunzionanti, incroceremo i loro geni, o riprogrammeremo i loro cervelli.
Manipoleremo anche il comportamento sociale e politico della gente, il loro
lavoro, persino il loro modo di vita, gli andamenti di consumo e le attività del
tempo libero.
Eppure l’onda corrente di cambiamento che attraversa trascinando
le scienze naturali, si sta lasciando dietro gli ultimi residui della visione
meccanicistica della vita, della mente e dell’universo. Spazio e tempo sono
uniti come retroscena dinamico dell’universo osservabile; la materia sta
svanendo come fattezza fondamentale della realtà, retrocedendo di fronte
all’energia; e campi continui stanno rimpiazzando le particelle discrete come
gli elementi di base di un cosmo avvolto di energia. Ed il destino finale di
questo mondo non è più un lapsus nel grigiore di un tiepido, vuoto ed
eternamente immutabile nulla, bensì potrebbe essere il ciclico auto-rinnovamento
in un auto-creativo, auto-energizzante ed auto-organizzante mega universo.
La
natura -l’universo stesso- non è una roccia passiva o una macchina senza vita.
Gli esseri non sono macchine complesse e non sono separati l’uno dall’altro e
dal loro ambiente, ma profondamente e impercettivamente interconnessi. L’intero
cosmo vibra dell’energia creativa dell’auto-organizzazione, costantemente in
evoluzione con periodici scoppi d’ innovazione esplosiva. E tutto quello che
vediamo entra in questa sottile ma costante interazione con noi, i vedenti. Se
scegliessimo d’intrattenere questo concetto dell’uomo e l’universo, non ci
relazioneremmo tra di noi ed il nostro ambiente in modo meccanicistico e
sconsiderato come oggi avviene.
Il concetto di un mondo sottilmente
interconnesso nel quale, e attraverso il quale, siamo intimamente collegati
l’uno all’altro così come all’universo, assimilato dal nostro intelletto e
abbracciato dal nostro cuore, può essere parte della risposta dell’umanità verso
le sfide che adesso ci accomunano. L’arte ha un ruolo importante nell’articolare
questa risposta attraverso il veicolo proprio dell’estetica. Dobbiamo, perciò,
essere grati a Paolo Monti per averci dimostrato, attraverso la sua arte che noi
siamo parte del mondo che ci circonda, parte di una realtà sempre in mutamento
che può essere caleidoscopica sulla superficie, ma che ha senso e significato ad
un livello più profondo, maggiormente informato scientificamente o esteticamente
intuitivo e sofisticato.
Ervin Laszlo,
fondatore del Club di Budapest, è nato a Budapest nel 1932. E’ membro del Club
di Roma, dell’Accademia Internazionale della Scienza, consulente scientifico
dell’UNESCO, rettore dell’Accademia di Vienna, è filosofo, scienziato, pianista
e autore di più di 50 libri. Ha insegnato presso numerose università tra le
quali: Yale, Princeton e la New York State University.
“Una
nota sul lavoro di Paolo Monti” di Prof. Ervin Laszlo, pubblicato
in Paolo Monti (Musis, 1998) - ISBN 88-87054-01-0, e presente nella
raccolta di testi prodotti per la personale di Paolo Monti,
Vierdimensional²,
Konstanz (Germania), 2001.