di Roberto
Somma
Ingegnere, Thales Alenia Space


Le tappe più significative della storia della conquista dello spazio da parte
dell’uomo sono quasi invariabilmente impresse nella nostra memoria attraverso
frasi pronunciate dai loro protagonisti e molto spesso riportate nei libri di
storia a beneficio di quanti non c’erano.
Come non ricordare il messaggio al congresso, nel quale, il 25 Maggio 1961, il
Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, con la frase “… I
believe that this nation should commit itself to achieving the goal, before this
decade is out, of landing a man on the moon and returning him safely to the
earth …” dava origine alla corsa dell’uomo verso la Luna, conclusa
dall’altrettanto celebre “That’s one small step for a man, one giant leap for
mankind”, pronunciata il 21 Luglio 1969 da Neil Armstrong, primo astronauta
ad imprimere la sua orma sulla superficie di un corpo celeste diverso dalla
Terra.
Si tratta indubbiamente di frasi altisonanti, certamente proporzionate alla
portata degli eventi che le hanno ispirate, e tese a sottolineare l’importanza
delle sfide e dei risultati raggiunti dalla determinazione e dalle capacità
dell’uomo.
Quante di queste frasi abbiamo imparate sui banchi di scuola!
(Obbedisco!; Qui
si fa l’Italia o si muore; ...), ma, con riferimento al rapporto tra lo Spazio e
l’arte di Paolo Monti, mi piace ricordare quelle pronunciate il 12 Aprile 1961
da Yuri Gagarin, primo uomo in orbita attorno al nostro pianeta: “Vedo la
Terra! E’ così bella!” e “Da quassù la Terra è bellissima, senza
frontiere né confini”, frasi certamente meno altisonanti, espressioni
d’amore verso il nostro pianeta piuttosto che celebrative dell’impresa
dell’uomo, parole che trasmettono anche la consapevolezza del valore del “punto
di osservazione privilegiato” conquistato dall’uomo per l’osservazione della
Terra, cosa che ha fatto maturare la coscienza che il nostro pianeta è un
sistema complesso, un vero e proprio organismo vivente nel quale le varie sfere
(biosfera, criosfera, idrosfera, atmosfera, etc.), come i sistemi del nostro
organismo e le funzioni da essi svolte, interagiscono per determinarne lo stato
di salute complessivo.
Ma quale il rapporto tra l’arte di Paolo e
lo spazio?
17 Agosto 2011: tra i passeggeri portati in orbita da un vettore russo era
presente il microsatellite italiano Edusat. Registrai la notizia nella rubrica
“Lift-Off, Notizie dalla Spazio”, che curavo mensilmente per la rivista
scientifica “Le Stelle”, nel cui numero di Novembre 2011 si poteva leggere “...
lancio sovraffollato, anche di piccoli satelliti, quello del vettore Dnepr, che,
partendo da una base di lancio nella regione meridionale della Russia, il 17
Agosto ha portato in orbita una miriade di piccoli satelliti: ... (elenco
dei passeggeri e tra essi) ... Edusat, satellite dell’Università di Roma
Sapienza, inquadrato nelle attività dell’ASI e finanziato dal Ministero
dell’Università e della Ricerca, per la formazione sul campo delle nuove
generazioni di ingegneri spaziali”.
Il mese successivo giunse sulla mia scrivania un invito per una partecipazione “attiva”
ad un evento, da tenersi il 28 Novembre presso la Gipsoteca dell’Università di
Roma “Sapienza”, incentrato su un passeggero del passeggero Edusat: un’opera
dell’artista Paolo Monti.
Non nascondo le mie perplessità di fronte a tale invito. La mia attività
professionale, fin dal 1970, è stata esclusivamente dedicata al settore spaziale
ed il concetto di arte legato a questo settore era per me inizialmente
rappresentato dalle molte stupende opere-illustrazioni della letteratura di
fantascienza e, successivamente, dalle artist view realizzate per illustrare
missioni e programmi spaziali.
Stavolta la cosa era diversa: un’opera d’arte in
orbita attorno alla Terra, quale finalità si pone? ed, in termini più personali,
cosa significa partecipazione attiva?
Per rimuovere queste mie perplessità e decidere se ed in che modo accogliere
l’invito indirizzato all’industria leader del settore spaziale in Italia, non
restava che entrare in contatto con l’artista, di cui avevo avuto alcuni esempi
nei cataloghi di alcune sue mostre, allegati all’invito. Concordai quindi una
visita nel suo studio.
Parlare con Paolo Monti non è la cosa più facile della Terra ma, dopo alcune ore
passate a discorrere con lui, ritenni di aver capito (... o almeno sperai di
averlo fatto) il messaggio affidato all’opera in orbita, dal titolo,
difficilmente memoralizzabile, Infra-TazebAu s’pace 2011. Information in
revolution. C.G.B. Epistemologically propelled satellite. Lift-Off Shroud
R.F.I.D. 21’ 37’’.


Un titolo dietro al quale si cela un dollaro de-identificato, che ha perso, per
opera di Paolo la sua connotazione di “valore economico” per assumere una
ri-identificazione come simbolo di relazione tra popoli e culture, fungendo da
“diario di viaggio” in un itinerario icona dell’incontro tra civiltà, quello di
Marco Polo da Venezia alla Cina lungo la Via della Seta.
A registrare le tappe del lungo percorso, firme raccolte sull’ex-dollaro
testimonianza di incontro con i paesi attraversati e le civiltà incontrate. Il
lancio nello spazio e l’inserimento dell’opera in orbita attorno alla Terra si
pose allora come prosecuzione del suo viaggio, grazie all’ospitalità di un mezzo
che, per sua natura, non si cura dei confini creati dall’uomo sulla superficie
del pianeta ed al quale sono affidati molti compiti che contribuiscono alla
conoscenza reciproca dei popoli (si pensi alle telecomunicazioni) ed alla
condivisione di molte problematiche di portata globale (si pensi
all’osservazione del pianeta per finalità climatiche ed ambientali).
Accanto a questo parallelismo simbolico tra l’opera in orbita di Paolo Monti ed
i sistemi spaziali in generale, fui colpito, nella prima visita allo studio, da
un altro parallelismo che potrei definire “tecnologico”, dovuto all’uso, da
parte dell’artista, di strumenti operanti in bande spettrali non percettibili
dall’occhio umano, consentendo in tal modo di entrare nella natura di ciò che
viene osservato, di seguirne l’evolvere nel tempo, in definitiva in grado di “vedere”
aspetti “invisibili”.
Mi colpì quindi subito la somiglianza con quanto,
per finalità diverse, è fatto con i satelliti di osservazione, che utilizzano
strumenti operanti in bande spettrali nelle quali si manifestano, divengono
visibili, aspetti di interesse per la diagnosi dello stato di salute del nostro
pianeta.
Ma qui finisce il parallelismo, dal momento che, nell’opera di Paolo,
l’elaborazione di immagini diviene arte, attraverso una loro trasformazione non
per mere finalità grafiche ma come strumento di trasmissione di un pensiero, di
un concetto, spesso espresso cripticamente, come nel caso del dollaro in orbita,
nel titolo dell’opera, che l’osservatore è invitato a decifrare per essere
guidato alla comprensione del pensiero dell’artista. Il 28 Novembre furono
quindi presentate immagini di opere di Paolo e della Terra dallo spazio, simili
nell’aspetto ma diverse per finalità, sottolineando come, tramite la “vista
dell’invisibile” Paolo Monti ha operato un connubio tra arte e scienza.
Nel suo peregrinare attorno alla Terra, Edusat, divenuto galleria orbitale del “dollaro
sindone”, non è più visitabile direttamente, ma ci comunica comunque la sua
posizione, e quella del George Washington in esso presente, attraverrso il
segnale radio emesso dal satellite: un contatto, anch’esso invisibile, che è
stato alla base del nuovo evento artistico “Track Money. Where’s George?”
(Museo-Laboratorio di Arte Moderna dell’Università degli Studi di Roma
“Sapienza”, 28 Maggio 2013).
Nella sua opera, Paolo Monti analizza le caratteristiche della banconota
(grafiche, dimensionali, legali, etc.) che prese complessivamente ne sostanziano
il valore, o, più in generale, il potere economico. Alterare l’una o l’altra di
quelle carattersitiche ne annulla quindi il valore economico sostituendolo con
messaggi-arte.
Così il dollaro-icona diviene simbolo di incontro di civiltà, la
sua collocazione su un satellite prende il valore di superamento dei confini
creati dall’uomo ed, anch’essi simbolo di potere. Ma anche alterazione delle
dimensioni ottenendo, con metodologie assolutamente naturali, un
econanodollaro,
a rappresentare una forma di ribellione della natura contro un potere economico
responsabile di molti dei malanni che l’affliggono.
Nella sua ricerca continua di nuove trasformazioni-simbolo, si colloca la “perdita
di identità” attuata in occasione dell’iniziativa “Questo è un gioco”,
momento di incontro e dibattito del Circolo Bateson, che ha avuto luogo nel
Palazzo dei Papi di Viterbo il 2 Maggio 2015. Alla base di questo nuova
trasformazione del denaro è la considerazione che, private del numero di serie,
le banconote sono tutte identiche e che è proprio l’apposizione del numero di
serie che le rende “uniche”, configurandosi quindi come una sorta di “
registrazione anagrafica ”.
Ebbene, in occasione dell’evento di Viterbo, Paolo si è appropriato
dell’identità della banconota, del suo numero di serie, al quale è legato il suo
deterministico valore economico, trasformando tale numero, quindi tale identità,
in una delle possibili manifestazioni di un processo aleatorio, legato
all’estrazione che ha dato il diritto ad uno ed un solo numero di serie, quello
estratto, di trasformarsi in valore artistico, quello di una “tessera
tassonomica” dell’ambiente del nostro pianeta Terra, elaborata da Paolo a
partire dai dati trasmessi da satelliti di osservazione.
Non credo che esista una verità assoluta nell’interpretazione di un’opera
d’arte.
L’interpretazione che ciascun osservatore dà all’opera osservata
rappresenta piuttosto il legame che si stabilisce tra lui e l’artista, tra il
messaggio che l’artista ha inteso trasmettere e il modo come esso è stato
recepito dal singolo osservatore. In questo senso vanno lette queste mie
considerazioni stimolate sia dalla mia presenza a diversi eventi legati alla
produzione artistica di Paolo Monti che dagli scambi di idee avute con lui,
Laura e Michela in varie occasioni.
Roma, 2016
Roberto Somma
Ingegnere, Thales Alenia Space
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testi selezionati

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critici
Testi
critici sulla trattazione del denaro nell'opera di Paolo Monti
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MUSIS
▪ Paolo Monti e TazebAu
TazebAu al Circolo Bateson
in moto da Venezia a Pechino, 2005
TazebAu messaggero di pace
un filo per. . .
TazebAu moneta relazionale
architettura delle relazioni ambientali
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Lift▪off Sindone 21' 37", 2011
Coopartecipatori al progetto TazebAu
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