PAOLO MONTI:
dalla sperimentazione fisico-chimica all’arte
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uni’kon | Alexia
Sailer II.2001

La figura sembra compenetrata da misteriosi campi di forza.
Nubiformi strutture di color giallo-arancio riempie il volto e le nude braccia
della figura.
Si indovinano camicia e berretto, definiti da macchie di color lilla-blu.
Alba di percezione: si può qui vedere l’immagine di un uomo, fotografato con una
camera termica. Il principio di tale ripresa è che il calore dalla macchina per
così dire raffigura la temperatura; più è caldo l’oggetto tanto più la sua
raffigurazione cromatica sull’immagine fotografica scivola verso un arancio
scuro. Tanto più è freddo, di tanto più il colore si sposta sul blu. Quel che è
stato esposto lassù nella galleria dell’università è forse una scoperta
scientifica fatta immagine? Sì, ma non solo.
“Quadridimensionale”, era il titolo della mostra dell’italiano Paolo Monti.
Una mostra che combina scienza o, meglio, sperimentazione ed arte.
Le immagini termiche sono una parte dell’opera di Paolo Monti negli anni ’90. È
con questa tecnica che egli crea dei ritratti. Peraltro non si tratta più di
ritratti che rappresentano una persona nel suo aspetto immutabile e che tendano
a fissare nell’immagine alcune caratteristiche qualità. Paolo Monti con l’aiuto
della sperimentazione scientifica, facendo uso di specchi al mercurio, crea
ritratti oltre l’individuo, poiché non più legati ad una personalità.
Sorge la domanda: cosa è arte in Monti? La risposta è forse da ricercare in
un’opera, nella quale l’ombra del profilo dell’artista si sovrappone al profilo
dell’artista stesso in termo immagine. E’ questa un’allusione all’aneddoto degli
inizi della pittura, quando una donna tracciava il profilo dell’amato, quando
questi andava in guerra.
Monti esponeva arte concettuale “à la Duchamp”, come spiegava Friedemann Malsch,
il Direttore del Kunstmuseum Liechtenstein introducendo la mostra. Questo
aspetto è divenuto chiaro anche nel secondo complesso di opere nel quale Paolo
Monti si è impegnato, vale a dire il Denaro. O meglio: disfacimento e
decomposizione del denaro. Lavori come l’installazione “Odoralo è buono!” creano
ilarità e respirano sensi profondi.
Osservare la dissoluzione di una banconota da un dollaro e vedere ad un tempo
testimonianze del disfacimento del denaro fissato su Cibachrome, risvegliava
curiosità ed naturalmente porta con sé molte implicazioni. Ma non era un po’
esagerato porre Monti sullo stesso piano dell’innovazione e degli orizzonti di
significato pluristratificati e profondamente riflessivi di un Marcel Duchamp?
Il Professor Nikolaus Läufer, economista di Costanza, metteva in connessione
l’opera di Monti con una particolare teoria del denaro. Läufer ricorda il
cosiddetto “Schwundgeld” (denaro fittizio), inventato da Silvio Gesell negli
anni ’30. All’epoca la preoccupazione era che risparmiare denaro danneggiava
l’economia. Per mettere in moto l’economia, il denaro doveva subire un
deterioramento in modo che i fortunati possessori di soldi investissero
immediatamente la loro ricchezza, prima del crollo.
Chiare ne erano le implicazioni: anche Paolo Monti produce una forma di moneta
fittizia: da una parte il denaro si disfaceva quasi da sé attraverso una
decomposizione chimica; nel caso dell’ “Odoralo è buono!” l’osservatore,
pigiando un bottone, diveniva lui distruttore e naturalmente anche l’artista
stesso era implicato con opere tipo i bordi superiori di banconote da 50.000
lire inseriti in fila tra due lastre di plexiglas.
Alla fin fine in questo lavoro di Monti dalla dissoluzione del denaro “come per
magia” derivò la moltiplicazione del denaro, come Friedemann Malsch spiegava
ridacchiando durante il vernissage: Paolo Monti andava in banca con “soldi
circoncisi” e li cambiava brevi manu con soldi nuovi.
Alexia Sailer
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