Paolo Monti Bibliografia Archivio ▪ 1996

 

Paolo Monti

Visioni Termiche che riprendono il corpo mutevole di fine secolo

 
di Gianluca Marziani / 1996


Pochi giorni alla Planita di Roma per una delle più interessanti installazioni dell’ultimo periodo capitolino in galleria. Protagonista del particolare evento, dal 25 al 31 marzo, l’artista Paolo Monti, coordinatore di un grande specchio termico al centro della sala completamente buia. Si tratta di uno schermo che, attraverso una termocinepresa e il classico apparecchio Sony per proiezioni video di grande formato, riprende, in modo atipico, i corpi entrati nell’arco ottico della camera.

Sullo schermo appaiono così le figure fisiche del fruitore divenuto, tra strane scansioni cromatiche, parte attiva di uno schermo continuamente mutevole. Il modo in cui vediamo la nostra immagine deriva dalla lettura termica che viene consentita da quella piccola e costosissima cinepresa. Un apparecchio di quelli usati nei notturni in guerra, capace di leggere, attraverso raggi infrarossi, qualsiasi forma fisica secondo principi termici.

Ecco, allora, le rappresentazioni che confinano con icone di un’era virtuale; un modo tra cinema e pittura che contamina le due forze espressive e rende la figurazione dinamica un conturbante processo ottico. Col lavoro di Paolo Monti, probabilmente di nuovo a Roma, assieme a questa stessa operazione, nel periodo estivo, i confini tra arte e scienza ipertecnologica trovano risultanti credibili e un futuro pieno di risvolti in evoluzione.

La logica continuazione di tale lavoro, rimanendo nel ramo di una struttura aderente al nostro tempo, è quella di riporti fotografici a dimensione estesa; fotografare, in pratica, le immagini sullo schermo e immetterle nella pratica derivata del riporto fotografico a grande superficie, proprio in considerazione del valore concettuale che oggi, davanti a ricorsi e decorsi pittorici, assume una fotografia dal taglio esteso.

Per ora ci siamo accontentati dei pochi giorni in galleria e delle prime fotografie, formato standard, scattate da Monti e viste in privato, quasi a dare una base all’evoluzione che vorremmo domani. In tutta questa dialettica tra risultati conseguiti e speranze di sviluppo, non dimentichiamo i costi per operazioni di tale portata; tutto quanto visto in galleria arrivava da prestiti statunitensi e, dando una sola cifra, basti dire che la termocamera si aggira intorno ai duecento milioni.

I prestitit a tempo breve assicurano, così, operazioni installative di tale forza e, per un giorno come quello dell’inaugurazione, permettono di scoprire come molte donne, tra silicone e plastiche facciali, sono arrivate a quel livello di ipotetica bellezza di fine millennio.
 



Paolo Monti
“Visioni Termiche che riprendono il corpo mutevole di fine secolo”

di Gianluca Marziani 1996
L'opinione delle liberta' / 06 Aprile 1996 - Società E Cultura