“TEMPI ULTIMI”
Eclettismo e sintonia nello spirito del fine secolo
alla Biennale d’arte di Penne
... estratto conversazione tra ...
Lucia Spadano e Paolo Balmas / 1996
La tredicesima edizione
della Biennale d’Arte Città di Penne in provincia di Pescara
(3 agosto/1 settembre), curata da Lucia Spadano e Paolo Balmas con la
collaborazione (per la sezione architettura) di Oscar Buonamano, è
intitolata “Tempi Ultimi” comprende performances, installazioni
multimediali, progetti d’architettura, arte, musica, parola di
trentacinque artisti e cinque architetti, dislocati negli edifici
comunali e nel Liceo Scientifico “Luca da Penne”, nonché nelle piazze e
nei cortili storici della città.
In attesa del catalogo (Umberto Sala editore), per poter
documentare tutte le opere “in situ”, pubblichiamo un brevissimo
stralcio della conversazione tra Lucia Spadano e Paolo Balmas.
Spadano: Quando ci siamo accinti a preparare il progetto di
questa mostra ci siamo posti una serie di domande su come impostarlo, su
cosa proporre. L’unica strategia che poi all’unisono ci è sembrata
praticabile è stata quella di non affidarci ad un progetto con pretese
di sistematicità, magari accattivante, come sempre accade in questi
casi, proprio per via del fatto che la sistematicità oggi si può solo
simulare in forza di un atto di arbitrio in realtà creativo, ma fatto
passare per necessario. (…) Nell’apparente caso dell’arte di oggi
abbiamo cominciato ad orientarci in base ad un principio eterodosso,
quello di un confronto tra opera ed opera, tendenza e tendenza,
linguaggio e linguaggio, ma tra ognuna di queste cose e la nostra
residua disponibilità a stupirci, tra i nostri schemi di attacco e di
difesa, insomma, e il contropiede di cui alcune opere e alcuni autori si
sono dimostrati capaci lungo il corso della nostra esperienza di lavoro.
(…) Abbiamo fatto a meno di molte cose che pure ammiriamo e ci siamo
fatti carico di cose non ancora pienamente collaudate e rese smaliziate
dalla routine del circuito artistico. Soprattutto ci siamo divertiti e
sono sicura che anche il pubblico apprezzerà e si divertirà. L’arte può
essere divertente senza perdere nulla del suo fascino più intimo e della
sua profondità”.
Balmas: “… non voglio paragonare questa mostra alle grandi mostre
storiche che per noi oggi stanno lì a segnare un’ epoca. Credo però che
sia una mostra che rimarrà nella memoria di tutti quelli che la
visiteranno, dei cittadini di Penne in primo luogo. Certo so bene che
essa si inserisce in una tradizione di contatto con l’arte contemporanea
coltivata a lungo da questa città, ma credo anche che questa volta il
pubblico vedrà una mostra molto in sintonia con tutto quello che sta
accadendo fuori del recinto dell’arte, in sintonia con tutto ciò per cui
abbiamo creduto opportuno intitolarla “Tempi Ultimi”. Tutti sanno che
l’arte contemporanea oggi sta vivendo un periodo di eclettismo. Non si
tratta però di eclettismo come coscienza alleggerita, dell’idea ben nota
secondo cui in fondo una cosa vale l’altra. (…) La cosa più affascinante
è che al di sopra di questa situazione di eclettismo si può riscontrare
una forma di sintonia che somiglia molto a ciò che una volta veniva
chiamato “spirito dei tempi”, una forma di sintonia che oggi potremmo
chiamare “spirito dei tempi ultimi”. Certamente in mostra ci sono
artisti il baricentro della cui attività era già definito una ventina di
anni fa e che tuttavia sono ancora attualissimi, e ci sono artisti più
giovani che sembrano aver ripreso qualcosa della loro impostazione, ma
che portano avanti anche temi e coperte linguistiche di altri artisti
che oggi qui non sono presenti. La superiore sintonia di cui parlavo
consiste nel fatto che oramai alla coscienza della imprescindibilità di
una convivenza tra filoni di ricerca diversi, tra forme di
sperimentazione che fanno capo ad aree di senso diverse, si accompagna
indissolubilmente la consapevolezza della necessità della necessaria
ostinazione dell’arte. (…) “.
Del processo creativo è sicuramente parte rilevante l’architettura anche
se, per sue specifiche caratteristiche, ha tempi di realizzazione più
lunghi. Questa su diversità permette di cogliere da una visuale diversa
gli aspetti del cambiamento e soprattutto di farlo quando i processi si
sono assestati. Gli architetti presenti, tutti under 35, si interrogano,
attraverso il progetto di architettura sulle forme della casa e sulla
possibilità di indagare un suo nuovo assetto.
Gli artisti invitati: Giovanni Albanese, Tomaso Binga, Roberto
Carbone, Giorgio Cattani, Mario Costantini, Cuoghi e Corsello, Enzo De
Leonibus, Franco Fiorillo, Graziano Di Giulio, David Fagioli, Elio
Franceschelli, Enzo Guaricci, Ale Guzzetti, Francesco Impellizzeri,
Matia, Eliseo Mattiacci, Enzo Minarelli, Paolo Monti, Mutus
Liber, Antonio Paradiso, Carlo Pilone, Ascanio Renda, Antonio Riello,
Massimo Ruiu, Maurizio Savini, Maria Semeraro, Shagayeg Sharafi, Adrian
Tranquilli, Ultrash, Costas Varotsos, Fabio Ventura, Andrea Venturino,
Antonio Zaccone, Fiorenzo Zaffina, Gilberto Zorio.
Gli architetti invitati: Federico Bilò, Francesco Orofino,
Vincenzo Calabrese, Marco D’Annuntiis, Gianluigi Mondaini, Maria
Cicchitti, Franco Fiadone, Giovanni Vaccarini, Stefan Opel, Massimo
Raschiatore.

“TEMPI ULTIMI”
Eclettismo e sintonia nello spirito del fine secolo
alla Biennale d’arte di Penne
... estratto conversazione tra
Lucia Spadano e Paolo Balmas
tratto da “Segno”,
n. 149,
estate 1996
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