All’interno dell’attività
progettuale, avvenuta parallelamente alla ricerca artistica, sono state
diverse le occasioni d’integrazione di mie installazioni con il progetto
architettonico.
In particolare vorrei qui ricordare quelle ideate per alcuni musei che ho
avuto modo di progettare assieme al mio studio (n! studio). In molti casi si è trattato
di inserimenti che, partendo da un’idea svincolata da soluzioni funzionali,
hanno trovato una giustapposizione attraverso una loro messa a norma.
È il caso dell’ampliamento della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, dove un
ideale piano laser seziona ad una certa quota l’intero edificio e rispetto
al quale il progetto si è conformato. Così come nel Museo del Fiume Tevere a
Nazzano di Roma, dove la soluzione della scala di collegamento tra i due
livelli nasce da un suggerimento di conquista dell’ascesa attraverso gradini
che decrescono singolarmente, svincolati tra loro e sostenuti da un unico
punto di collegamento a terra, suggerendo l’immagine di stele oscillanti.
Perfettamente riconoscibile è invece l’installazione inserita all’interno
del progetto per un Museo d’Arte Contemporanea, vincitore della XI Biennale
d’Arte Città di Penne, dove un’asta contenente mercurio fende la
pavimentazione che è anche la copertura di ambienti sottostanti del museo e,
una volta riscaldata al sole, ruota intorno al proprio baricentro
descrivendo un cerchio avente per raggio la luce tra i due solai.
Il legame con la legge della fisica e della chimica, sempre presente nella
mia ricerca, è alla base del mutamento visibile sull’intonaco dell’Illegal
Studio Gallery, dove, attraverso l’interazione di un osservatore captato da
un sensore, si attivano delle termoresistenze posto sotto l’intonaco che,
sviluppando calore, fanno rileggere sulla superficie una mutazione cromatica
dello stesso. Su questo principio operante dall’interno, che chiamo
“Endofrottage” può essere riletto il campanile ipogeo, inserito nel progetto
di ampliamento del Cimitero di Campobasso, dove da un pozzo profondo 17
metri si riverbera il suono prodotto da una campana lamellare posto a
livello del suolo. L’interazione con l’osservatore è ancora determinante nel
collegamento tra due parti di una piazza quadrata progettata a Pratica di
Mare, dove un muro compatto d’acqua prodotto da una semi-ellisse di acciaio
posta lungo tutta la diagonale, apre un varco ogni qualvolta si cerca di
attraversarlo.
Nel Museo Archeologico di Pitigliano è invece visibile un’installazione
basata su principi di ottica, dove partendo dal noto assunto che l’angolo di
riflessione è uguale all’angolo di incidenza, un oggetto posto all’interno
di una teca opaca viene riletto da un unico punto di osservazione,
attraverso la propria immagine riflessa su di uno specchio ad esso
parallelo.
Gli oggetti da esporre in origine erano due buccheri identici, uno dei
quali però era stato sottratto dalla collezione, facendo pensare in un primo
momento alla necessità di ricrearne uno simile. La soluzione di offrire
un’immagine virtuale dell’unico esistente è stata particolarmente efficace;
infatti l’impressione che se ne riceve è che l’immagine virtuale sembra
essere ancor più reale dell’oggetto stesso, risolvendo un problema alquanto
complesso come quello della realizzazione di un falso.
Sempre in questo museo è indagato il tema del collegamento tra i due livelli
attraverso una scala in tubolari metallici che conformano singolarmente la
pedata, fuoriuscendo puntiformemente dal muro fino a divenire solaio
mantenendo lo stesso spessore di 4 cm. Anche in questo caso la leggerezza
degli elementi pensati in origine flessibili sotto il carico ha
necessariamente imposto la loro messa a norma attraverso l’irrobustimento
della sezione e l’aggiunta del corrimano, trovando una mediazione tra
l’ideazione e la sua fruizione.

Museo Archeologico di Pitigliano, Sala del Clandestinaggio,
Vetrina del
'vero' o 'falso', intervento dell'artista Paolo Monti
“Riverberi luminosi nel Museo di Pitigliano”
di Paolo Monti
in: Snap - Il
Museo Contemporaneo,
No. 3, Marzo 1999