Archivio ▪ 1999
Paolo Monti Bibliografia

 


Archivio ▪ 1999 

 



Rendere visibile il non-visibile

di Ada Lombardi

La dimensione dello sguardo psico-fisiologico cambia in continuazione, l’arte la registra e ne fa conoscenza. Paolo Monti non sfugge a questa realtà dell’arte, e scandaglia la propria sensibilità e la propria attiva percezione alla ricerca di un sentire e di un vedere diverso.

Fin dall’inizio, per Monti, il traguardo era il rendere visibile il non-visibile, aguzzando la vista in una qualche altra dimensione per scoprirsi non solo uomo, ma percettivamente “altro”. Anche la scienza in fondo fa proprio questo, e cioè spinge oltre ed altrove i confini della dimensione umana, analizzando tutto, osservando e appropriandosi dell’osservato.

Tuttavia nel rapporto tra io e l’altro la scienza è più democratica dell’arte, almeno nel momento dell’osservazione (e non in quello dell’applicazione) perché cerca la completa immedesimazione nell’oggetto. Questa particolare apertura si ritrova in Paolo Monti, e lo rende diverso. L’artista si cala completamente, anche attraverso tecnologie, ma direi di più, attraverso una particolare forma mentis, nell’osservato; cambiando persino la propria dimensione percettiva psico-fisiologica. Questa disposizione gli consente di poter vedere i “flottage”, le onde termiche, fare calcoli matematici sulla luce, vedere colori apparire per reazione al calore e poi scomparire, osservare la consunzione di un capitale, per sentirne fisiologicamente la caducità della scomparsa. Così come del resto un tale caso accade in continuazione, nella deflagrazione della guerra virtuale dei capitali finanziari, solo, in una sorta di spazio non accessibile ai sensi e dunque non emotivamente registrabile. Anche lo Specchio Termico dell’artista rende visibile qualcosa che comunque accade, e cioè la vibrazione delle onde, sonore, termiche, elettriche ecc. L’immagine è coinvolta nella coergerie di tutti questi fenomeni. Come si fa a pensare alle immagini come icone immobili? Che tale continuo sovvertimento non sia visibile?

Questa dimensione empatica è la maggior responsabilità della diversità dell’artista. Egli è dalla parte degli oggetti, ascolta i loro diritti, offre possibilità alla luce, ad esempio di presentarsi come appare, con i suoi calcoli di contrasto e di gradienza. Così come al calore, offre la possibilità di rendersi visibile all’occhio umano, attraverso una rappresentazione di rapporti di calore e in continuo cambiamento, così come è nelle cose e nei fenomeni.

Per queste ragioni l’arte dell’artista non può definirsi come tecnologica, nell’accezione almeno a cui siamo abituati, perché Monti potrebbe passare anche ad altre possibilità rappresentative se ve ne fosse l’occasione, se come ripeto trovasse altrove la possibilità di immedesimazione, di Einfhulungh, con il mondo. Spesso infatti l’arte tecnologica si ferma alla manipolazione delle icone, di pensieri dati che non escono dallo stretto circuito del sé, nonostante l’utilizzo di strumenti e complicati.

Mentre Monti attraverso la scienza e la tecnologia ma anche al di fuori di essa, ha trovato il modo di uscire dalla stretta gabbia della propria dimensione, e ascoltando gli oggetti del mondo si allontana.

Ada Lombardi

in: IX Settimana della Cultura Scientifica in Italia, Roma, MUSIS e MURST 1999, pag. 41