Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1998

    

 


PAOLO MONTI
(<< Trasferimenti >>)


di Gianluca Marziani
in: “N.Q.C. Arte italiana e tecnologie: il Nuovo Quadro Contemporaneo”, 1998

Prospettive

Paolo Monti esemplifica un’altra delle categorie di N.Q.C.: l’ho intitolata trasferimenti e riguarda quei rapporti di passaggio da un medium dinamico alla staticità del quadro. È una categoria ricca di contrasti e differenze, dove si assommano le ragioni delle telecamere video, della termocamera, di macchinari tecnologici e di quei materiali si cui possa imprimersi un elemento da trasferire nel processo di stampa. La principale caratteristica evidenzia forme di mutazione avvenuta, prive di ulteriori modifiche dopo il processo esterno. In pratica, una volta raggiunto l’effetto quel che si stampa mostra un puro trasferimento di quanto accaduto nel dinamismo esterno.

Monti ne rappresenta un prototipo radicale e ricco di caratteri aperti. Assomma particelle di altre strade, dalla digitofoto alla pictofoto, passando per overfoto e tecnobody. Ma la differenza con quelle vie appare netta: come dicevo sopra, il rapporto formativo dell’opera avviene attraverso un’elaborata tecnologia esterna al pannello, mentre il quadro non fa altro che formalizzare il trasferimento di un processo già chiuso.

Nelle opere di Monti non esiste ritocco digitale, viraggio o modifica di alcun genere; l’effetto visibile è la conseguenza di un esperimento atipico, riconducibile al principio della termocamera a raggi infrarossi. Di cosa si tratta? Forse avrete sentito parlare delle cineprese per registrazioni in zone di guerra, quelle che visualizzano i corpi leggendo le loro temperature.

Con un processo di sintesi dell’elemento inquadrato, queste termocamere possono fissare soggetti e oggetti, sia statici che dinamici, tramite gamme di scansioni cromatiche. Ovviamente non hanno esclusivo uso bellico, anzi: dalla Nasa alle molte ipotesi scientifiche, rappresentano una frontiera di ricerca in constante espansione, dove l’unico, vero problema riguarda i costi folli dei macchinari. Monti riesce, da alcuni anni, ad averne disponibilità per il periodo ristretto dell’evento: E in quei momenti ne sfrutta il potenziale iconico per le sue incessanti alchimie visive. Il progetto si intitola Flottage e ha avuto quattro importanti presenze a Roma: la prima alla galleria La Planata (1996), poi durante la <<Quadriennale>> Ultime generazioni (1996), quindi presso la galleria Es Architetture (1997) e in una stanza della stessa Es al Riparte (una fiera d’arte contemporanea che si svolge dentro stanze d’albergo). Messo uno schermo nell’ambiente a circuito chiuso, la telecamera riprendeva i visitatori che poi venivano visualizzati sullo schermo; l’effetto formale, dopo una taratura cromatica stabilita dall’artista, definiva arcobaleni con cui evidenziare i meccanismi climatici del corpo, dandone una <<colorgrafia>> ricca di passaggi e variazioni tonali. Vediamo flussi articolati di caldi e freddi, compresi entro le temperature stabilita dall’autore, restituiti sotto forma di immagini dinamiche con colori cangianti in scala 1:1. Di questi passaggi Monti ne fissa alcuni su pannelli, stampando ritratti che vengono prima bloccati da una speciale macchina per riproduzioni su pellicola. L’artista stoppa su precisi istanti, proprio come ha fatto col suo tecnonarcisimo radicale. In un termovideo appare e si muove sul fondo scuro, ridando dinamiche da cui ha prelevato alcuni frame, successivamente divenuti la parte migliore del suo progetto termofilmico.

Flottage, oggi, non è che un punto di sintesi delle sue sperimentazioni visive. Prima c’era il dollaro che, dentro una struttura chiusa, si sfaldava letteralmente durante la sua fruizione. Poi l’opera Specchio elastico, dove un sistema di sensori non consentiva al fruitore di specchiarsi su una superficie mobile: al primo contatto diretto la superficie cambiava i connotati del fruitore, sfruttando le proprietà dinamiche del mercurio. Il primo lavoro mostra la mutazione dell’opera, il secondo estende l’opera alla modifica del soggetto interagente.

Ulteriori processi manipolatori sono, appunto, quelli della termocamera: pur non scalfendo la nostra struttura, riescono a entrare dietro la pelle e aprire le reazioni organiche usando i normali processi biologici.

Paolo Monti rispetta molti caratteri di N.Q.C.: il rapporto narcisistico con l’opera, la comunicazione veloce delle icone, lo scambio attivo col mezzo tecnologico. E poi vitalizza i mezzi di ripresa video, compiendo un salto rispetto alle diffuse logiche del mezzo. La provocazione estetica supera la banalità di molti videomaker e rende narrativo lo stesso progetto vitale delle persone. Si è parte dell’opera e la si costruisce fattivamente: con l’aggiunta di non lavorare su elementi solo installativi ma con propensioni compresse, verso un’altra identità necessaria del Nuovo Quadro Contemporaneo.

Percorsi

Quanto vediamo appare su fondali neri che fanno uscir fuori il corpo. Una sorta di ambienti oscuri senza dimensione, indefinibili rispetto alla forza d’urto delle superfici corporali in primo piano. L’effetto visibile ha uno straniamento di matrice pittorica, mobile come riesce a un colore liquido, sfaldato nelle macchie tonali e nei diversi contrasti cangianti. Il corpo diviene un prospetto interiore ormai esplicito, reso oggettivo senza esser fotografia né pittura. Sicuramente ha una sintesi cromatica che sottolinea il debito con Mario Schifano: capendo il valore di sintesi pittorica dell’immagine tecnologica, proprio il maestro italiano dimostra le valenze comunicative del trasferimento. Schifano cercava il pittoricismo della televisione, del computer e dei molteplici media sintetici; ne ridava forme alterate, sottoposte a ritocchi e aggiunti, sempre sul principio di non fermarsi a una singola fase.

E poi c’è la questione scientifica, così predominante nella ricerca di Monti. Il legame più forte ci riporta all’Arte Optical e Cinetica (vedi <<Trasferimenti>>), tra le variabili di opere senza vera casualità ( se non quella estesa dei fattori esterni, comunque considerati nella struttura chiusa dell’opera), frutto di un attento studio della scienza motoria e dei meccanismi cinetici dell’occhio umano. Il flottage possiede cardini scientifici, regole precise che la macchina e l’artista fissano in partenza; ma si rivolge a forme con una loro identità mobile, organiche nella biologia dei meccanismi interni. Un approccio <<freddo>> (scientifico) che si filtra nella matrice <<calda>> dei corpi vivi: il modo di uscire dal puro pragmatismo per mostrarne una dimensione elettrica, pulsante come l’incedere delle altre opere di N.Q.C.

Nasce a Velletri nel 1958.
Principali collettive: <<Molteplici Culture>> (S. Egidio, Roma, 1992), <<Ter>> (Termoli, 1992), <<Altro e Arte. Giovani Artisti 5>> (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1993), <<Time to Time>> (Castello di Rivara, 1993), <<Arte in Classe>> (Scuola Carducci, Roma, 1993), <<Tempi Ultimi>> (Biennale di Penne, 1996), <<Quadriennale>> Ultime Generazioni (Palazzo delle Esposizioni, Roma, 1996), <<Cyber Days>> (Palaeur, Roma, 1996), <<Partito Preso>> (Gnam, Roma, 1997).
Principali personali: <<Quadrimensionale>> (Arco di Rab, Roma, 1993), <<Flottage>> (Planita, Roma, 1997), <<Flottage>> (Es Architetture e Riparte, Roma, 1997), <<Thermical Mirror>> (Villa Rufolo, 1998)
Vive e lavora a Roma e Velletri.


PAOLO MONTI
<<Trasferimenti>>
di Gianluca Marziani
in: N.Q.C. : Arte italiana e tecnologie : il Nuovo Quadro Contemporaneo, di Gianluca Marziani
Roma, Castelvecchi, Luglio 1998,
pp. 203,204,205,206,244.