“Paolo Monti”
~ “Tempi Ultimi”
di Paolo Balmas / 1995
Il tema della partecipazione del fruitore al definirsi dell’evento
estetico e quello del mutamento dell’opera attraverso il tempo sono due
argomenti di riflessione attorno ai quali hanno spesso lavorato le
neoavanguardie degli anni ’60-’70. Paolo Monti li recupera entrambi
insieme a quello più generale della virtualità dell’immagine e li
sviluppa insieme immettendoli in un ciclo di esperienze molto più ricco
e fluido di quelli proposti, appunto, dai suoi predecessori. Per autori
come Canzoni, De Maria o Morris l’obiettivo finale dell’operazione
restava pur sempre la riforma del sistema sociale di valutazione
dell’arte anche quando per avvicinarsi o per spianargli la strada ci si
spingeva a ripensare cose come la percezione stessa che il soggetto ha
del proprio esserci o il sistema delle relazioni che determinano la
fissazione del valore dell’opera. Monti al contrario non produce
esemplari anticipazioni di un “dover essere” estetico, ma immette
direttamente l’atto creativo in un circuito di conoscenze tecniche
considerate obbiettive e lo fa nel momento stesso di raccordarle tra
loro e mostrarne l’effetto relativizzante sul nostro sapere ordinario.
Che la massa è energia inserita in un regime di continuo possibile
scambio con calore e lavoro lo sappiamo tutti, ma una cosa è ricordarlo
a livello di formula e altra cosa è contrastarlo nell’osservare il
progressivo mutamento di pelle di quella che sembra essere una normale
installazione minimalista o magari nel vedere una celebrata scultura
antica risolversi in un fluttuante alone di non si sa bene che cosa.
Allo stesso modo tutti sappiamo che ogni nostra reazione vitale potrebbe
essere misurata e rappresentata in infinite maniere, ma ben altra cosa è
guardarsi vivere a colori come porzione d’immagine proiettata in diretta
su di uno schermo nero. Tutti infine ammettiamo che il denaro è solo un
simbolo e che ciò che conta è la sua scambiabilità con merci o
prestazioni, ma assai più difficile è adattarsi a vederne deperire il
supporto materiale essendo per di più stati informati che a tale
deperimento, presentato come opera d’arte e dunque incremento di
ricchezza, non corrisponderà alcuna effettiva perdita monetaria.
Paolo Monti Nasce a Velletri nel 1958. Vive e lavora a Roma e
Velletri.
“Paolo Monti”
di Paolo Balmas
in “Tempi Ultimi”, Pescara,
Umberto Sala Editore 1995,
pag. 58
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