Paolo Monti
| Rendere visibile l’invisibile
di Daniela De Dominicis / 1993
<<Rendere visibile l’invisibile>>. È così che Paolo Monti –
emerso nel panorama artistico negli ultimi anni – definisce, in estrema
sintesi, l’obiettivo dei lavori proposti nella nuova sede dell’arco di
Rab. Per far questo si è servito, come sempre, di una raffinata
tecnologia che, nella fattispecie, gli ha permesso di evidenziare
fenomeni così microscopici da passare normalmente del tutto inosservati.
È questo il caso di Ombra termica, un semicerchio di acciaio che,
riscaldato al suo interno, crea moti convettivi d’aria. La sua ombra
proiettata sul muro per mezzo di una luce, risulta un’immagine dai
contorni indefiniti e variabili.
È sempre il calore che, in Endofrotttage, rende cromaticamente visibili
alcune sostanze chimiche poste sull’intonaco della parete, rivelando i
contorni di un oggetto in esse contenuto. La reversibilità di questo
processo rende l’evento fruibile solo in determinati momenti, per il
resto si percepisce normalmente l’insospettabile muratura bianca della
galleria.
La componente temporale sembra essere un elemento essenziale di questa
ricerca, con le infinite variabili casuali non prevedibili, che
intervengono a rendere diverso ciò che è inizialmente identico; come la
variegata gamma di prodotti ottenuti sottoponendo immagini uguali allo
stesso trattamento chimico. Una materia che si trasforma continuamente
davanti ai nostri occhi, cambiando senza sosta forma, aggregazione,
stato, fino a non essere, talvolta, più percepibile.
Tutta la produzione di Paolo Monti, in realtà. sembra avere come fine
strumentale la distruzione dell’aspetto esteriore dei fenomeni,
l’annullamento della loro immagine. È come se scavando al di là
dell’apparente, l’artista ci invitasse a riflettere su ciò che vi è
dietro, sul valore reale delle cose.
È per questo che Monti interviene
così insistentemente sul <<valore>> apparente per eccellenza: sulle
banconote. Materiale cartaceo di nessun interesse intrinseco, eppure
ambitissimo simbolo di successo per il potere di scambio che gli viene
attribuito. L’uso che ce ne propone è assolutamente dissacrante e
provocatorio.
Dall’immagine di Washington stampata sui dollari, erosa
dagli acidi fino a scomparire, per arrivare agli interventi sulle
banconote italiane da lire cinquantamila, un elevato numero delle quali
è stato accuratamente ritagliato nella parte perimetrale. In questo caso
vi è soltanto il bordo ad evocare la banconota, il resto è stato rimesso
in circolazione, manipolato come fosse la cosa più insignificante e
banale, ma solo quel tanto che basta perché funzioni ancora come
equivalente di scambio.
L’artista sostiene che pochissime persone si
accorgano del formato ridotto ed è forse per questo che nell’intervento
più recente ha voluto modificare addirittura il centro della banconota:
gli occhi del Bernini. Questi, ritagliati ed esposti in sequenza
orizzontale in galleria, sono stati sostituiti da altri occhi nelle
banconote circolanti. Una provocazione di marca dadaista che tuttavia
passa del tutto inosservata nell’automatismo dei gesti quotidiani.
Attraverso la dissacrazione delle apparenze, la loro distruzione, Paolo
Monti ci vuole forse suggerire che ciò che conta non è sempre così
chiaramente percepibile, necessita di attenzione e sensibilità
particolari e, probabilmente, va cercato proprio là dove uno meno se lo
aspetta, magari, perché no, dietro un muro bianco.
“Paolo Monti”
di Daniela De Dominicis
in: Next, No. 29, 1993
pp.65,66
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