
Paolo Monti
Bibliografia
Archivio ▪ 1997
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Paolo Monti - Flottage
Roma, Musis 1997
- articoli nel catalogo -
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"Paolo Monti - Flottage" -
di Andrea Orsini
L’incontro con
Paolo Monti è l’occasione per fermarsi,
sorridere e pensare…L’opera è un luogo aperto dove possiamo vedere
le nostre personali immagini “ombre termiche” riprese
e proiettate con speciali macchine su uno schermo. Sono ombre che
appaiono in tempo reale, siamo noi stessi a produrle entrando nel
campo ottico dell’installazione. Ma non dobbiamo farci ingannare,
queste ombre non ci appartengono veramente, vivono una loro
autonomia, non rappresentano una riproduzione naturale, sono tracce
cromatiche arbitrariamente disposte dalla macchina, assistiamo ad un
evento che ci coinvolge e ci esclude contemporaneamente.
La Es Architetture apre la stagione con una personale di Paolo Monti
proposta nella galleria e negli spazi del “Riparte”. Questi eventi
espositivi sono realizzati grazie alla collaborazione del MUSIS,
degli sponsor e dello stesso artista, e sono coerenti con la
speciale attenzione che la Es Architetture dedica ai linguaggi della
contemporaneità.
Con Paolo Monti è in primo piano il rapporto tra Arte e Scienza, ma
non vi è nessuna enfasi del mezzo tecnologico. Monti è un sottile
provocatore: la bellezza automatica della sua opera ci porta con
delicatezza e ironia nel campo dell’Oggettivo, mettendo a nudo
processi comunicativi apparentemente liberi da ogni preoccupazione
per il soggetto. La tecnica è l’elemento fondamentale dell’opera e
tuttavia si mimetizza, diventa spazio naturale, teatro di una catena
di nascondimenti e al tempo stesso mezzo per “rilevare e rivelare”.
C’è una passione culturale tutta occidentale, un compiacimento nel
ridurre il segno alla sua arbitrarietà semantica. Infatti il segno,
o meglio i segni progressivi che si compongono sullo schermo,
prodotti dal cromatismo artificiale del calore e dal movimento
libero degli attori/spettatori non hanno alcuna “radice”, nessun
rimando ad uno speciale significato. Nel lavoro di Paolo Monti è
abolito ogni intendimento simbolico, le cose sono esattamente quelle
che appaiono e le dinamiche non sono preordinabili, come in un gioco
che ha risucchiato i giocatori.
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in:
"Paolo Monti - Flottage" -
di Paolo Balmas
Per la maggior parte delle persone entrare in rapporto con un’opera
d’arte significa semplicemente porsi dinnanzi ad un quadro o ad una
scultura e cercare di capire cosa ha voluto dire l’autore. Un modo
di vedere le cose apparentemente elementare, ma in realtà basato su
di un buon numero di presupposti che ad un’analisi più accurata
risultano tutt’altro che pacifici. In altre parole dei veri e propri
pregiudizi, quelli a suo avviso più limitativi rispetto alle
modalità con le quali la nostra epoca, sempre più immersa
nell’universo impalpabile delle tecnologie comunicazionali, va
producendo la sua domanda di senso.
Proviamo ad elencarli. Il primo è la convinzione che una creazione
artistica consista esclusivamente in ciò che abbiamo davanti; il
secondo è la certezza che un’immagine d’arte debba essere qualcosa
di ragionevolmente fermo nel tempo e nello spazio; il terzo è la
fiducia nel fatto che un’opera non possa che esporsi integralmente
al nostro sguardo; il quarto ed ultimo, infine, l’idea che la
fruizione estetica resti comunque un processo esterno al suo
soggetto e non autorizzato a modificarlo.
L’originalità della posizione di Monti tuttavia non consiste
nell’aver individuato la necessità di insistere ancora su questo
nucleo di problemi in forza di una loro rinnovata attualità, quanto
nel modo di procedere prescelto. Un modo di procedere che ad onta
della complessità teorica delle questioni poste sul tappeto, si
avvale sempre e soltanto di esperienze le quali, nel coinvolgerci
direttamente con persuasiva immediatezza, non rinunciano a stimolare
in noi il senso del meraviglioso. Non rinunciano cioè ad allargare
fattualmente i nostri orizzonti conoscitivi ora in virtù di un’
inusitata impostazione dell’evento prodotto ora grazie alla messa a
punto di vere e proprie invenzioni tecniche fondate su di un uso
creativo di conoscenze scientifiche più o meno elementari.
Così ad es. all’interno del ciclo di lavoro che Monti ha dedicato al
denaro troviamo delle opere denominate “Perimetrazioni” in cui
grazie ad un semplice espediente (il ritagliare il bordo di
banconote poi rimesse in circolazione) il rapporto tra pubblico e
manufatto artistico viene a snodarsi su due diversi percorsi: quello
della fissità e consapevolezza e quello della mobilità e
inconsapevolezza; ma troviamo anche delle installazioni, denominate
“Immagine di dollaro” in cui addirittura il tempo del guardare
distrugge materialmente un frammento di cartamoneta che potrebbe
essere considerato come un valore certo e tuttavia nel far ciò
instaura un valore di diversa natura.
Così all’interno di un altro ciclo di lavoro, questa volta basato
sulle proprietà del mercurio, un’opera come “Specchio Elastico”
(Elastic Mirror) grazie ad un sistema di sensori e ad un
vibrooscillatore determina l’impossibilità per lo spettatore di
vedere la propria immagine riflessa con nettezza su di una
superficie specchiante che pure, ad evidenza, riflette
tranquillamente l’ambiente che la circonda.
Così, infine, un’opera come “Flottage” fa si che tutti coloro che
vengono a ricadere nello spazio di ripresa di un’apposita telecamera
possono vedere proiettata dinanzi a se la propria sagoma colorata
secondo i diversi livelli di emissione di calore dei rispettivi
corpi nonché posta relazione diretta con movimenti volontari e
funzioni organiche. Il che è come dire che viene a prodursi un nuovo
tipo di ritratto in cui soggetto e riguardante in qualche modo si
scambiano continuamente le parti fondendo tempo della vita e tempo
della fruizione, spazio reale e spazio virtuale in una medesima
creazione, in una pittografia collettiva il cui continuo mutare non
contraddice la stabilità degli intenti e la ragion d’essere
dell’intervento ideato dall’artista.
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Paolo Monti -
Flottage - di Luigi Campanella
La
scelta di posizione di come interpretare la Scienza ha diversificato
MUSIS da altri progetti mussali, realizzando una integrazione fra
Arte e Scienza che talvolta è mancata altrove. Infatti la parola
interpretazione, che ha come fondamento la libertà di connessione e
di ricerca, si trova poco menzionata; si preferisce parlare di
comunicazione, diffusione, traduzione, formazione.
Nel metodo della Scienza si possono trovare le risposte a tante
domande, ma la storia ci ha insegnato che ci sono state risposte
giuste e risposte sbagliate: risposte giuste a domande sbagliate, ed
è l’imponderabile ed il caso che entrano in gioco e solo l’occhio
più veloce può coglierlo e seguirlo nella sua corsa; risposte
sbagliate a domande giuste ed una cappa di piombo è calata, a volte
per secoli, ed il dogma si è sostituito alla ricerca.
Il valore del metodo, continuamente limitato e verificato, trascende
il valore della risposta ed è questo che si cerca di comunicare.
Ognuno di noi può chiedersi: “Cosa vale di più?” e “Cosa voglio
trovare?”. Se la nostra ricerca è quella di MUSIS, una scienza
umana, forse cerchiamo per prima cosa la risposta a queste due
domande di T.S. Eliot: “Dov’è la saggezza che abbiamo perduto nella
conoscenza? Dov’è la conoscenza che abbiamo perduto
nell’informazione?”.
Paolo Monti rappresenta un esempio istintivo da un lato,
estremamente scientifico dall’altro di risposte a queste domande
attraverso l’ “altra cultura” e questo fa aumentare il
valore della sua risposta.
in: "Paolo Monti - Flottage", Roma, Musis 1997
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