Il lavoro di Paolo Monti è attento alla mutabilità dei materiali, alla
disgregazione della forma, al modo in cui l’uomo modifica la consistenza
dell’opera e viceversa. E’ un percorso che cura nei dettagli ogni
singola idea, proprio perché la continua mutabilità dei materiali (dal
mercurio alla termocamera) necessita di ripetuti assestamenti per poi
raggiungere risultati compiuti. Il lavoro attuale, per esempio, va
avanti ormai da oltre un anno e mezzo, da quando l’artista presentò il
primo Flottage presso La Planita e poi alla Quadriennale.
Flottage, in
pratica, consiste nell’uso di un grande schermo ambientale collegato a
una termocamera ad alta tecnologia: le persone e le cose nello spettro
di ripresa vengono mandate sullo schermo a circuito chiuso, secondo una
lettura dei corpi che destruttura le immagini attraverso temperature tra
il caldo e il freddo.
Le presenze sullo schermo avranno una scansione sintetica di natura pop,
fatta di puro colore in tutte le sue variazioni; un giochino di alto
valore concettuale, portato a piena definizione quando la lettura
filmica del corpo è divenuta una stampa su pannelli (nati bloccando
alcune immagini sullo schermo). Alla Es Architettura, insieme ai
pannelli che l’artista ha realizzato usando solo se stesso, c’è anche il
video in cui vediamo ancora lui che si muove sul fondale nero della
termoripresa. Passaggi tra loro diversi attorno allo stesso principio in
evoluzione del Flottage; un riflessivo work in progress per analizzare i
rapporti di scambio tra opera, tecnologia e presenza attiva del
fruitore.
IN GALLERIA - PAOLO MONTI -
ES ARCHITETTURA, ROMA
Gianluca Marziani
in “Flash Art” No. 228
Apr–Mag 1998, pag. 124