Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1993

 

 

“Paolo Monti e l'identità dei soggetti”


di Gabriella Dalesio / 1993

Nel percorso del giovane artista romano,
l'uso di mezzi tecnologici diviene pretesto
per interpretare il mondo e la realtà.
Viaggio nel proprio "io" interiore

 

Esiste un movimento sotterraneo, underground, alla fine di questo secolo e millennio, che, lavorando negli interstizi della società multimediale e “in tempo reale”, interagisce concetti, conoscenze che, apparentemente lontani tra loro, creano nuovi orizzonti e categorie di pensiero. Sicuramente “primitivi” di una nuova era, l’Amazzonia ricercata non è all’esterno, su questa terra, satura del medesimo modello di sviluppo, ma nel proprio “io” interiore.

E’ all’interno di questo ambito che si situa la ricerca artistica di un giovane artista romano, Paolo Monti. L’uso di mezzi tecnologici diviene pretesto per esplorare una differente concettualità che va a toccare problemi filosofici relativi alla identità dei soggetti, ma anche di interpretazione del mondo e della realtà.

La “weltanschaung” che viene così a configurarsi nel lavoro di Paolo Monti, pone distanza ed opera un taglio netto riguardo ad una fenomenologia di tipo husserliana, giustificata su una dialettica degli opposti che ha arrovellato non solo la ricerca filosofica ma anche interpretativa dell’arte negli ultimi trent’anni. Se l’impervio passaggio concettuale di questo fine millennio è quello dalle “cose” alle “relazioni”, la questione della separatezza fra soggetto ed oggetto viene a cadere come vecchia aporia assunta e problematizzata storicamente dal pensiero occidentale.

Se il punto di connessione diviene il “soggetto” quale sistema razionale, l’immissione di questa concettualizzazione genera un effetto a catena che tende a trasformare, nella nostra vita quotidiana, referenze, valori, comportamenti. Per Paolo Monti questo costituisce apertura, apparentemente provocatoria, nei confronti dei nostri cinque sensi, e si avvicina a una questione cruciale dell’arte degli anni Sessanta e Settanta: la smaterializzazione. I suoi “endofrottages”, legati ad un sistema di sensori reattivi al calore, le ombre termiche che mutano secondo le presenze che si configurano nello spazio espositivo o negli specchi elastici (alcuni dei suoi ultimi lavori) si avvicinano al problema della invisibilità e dell’esperibilità della quarta dimensione. Cosa significa questo, che l’arte non è visibile, oggettivabile in un oggetto, o che l’arte (come fu detto vent’anni fa) è morta. Sicuramente, se si osserva il problema dal punto di vista fenomenologico, l’antica aporia permane come impasse e genera fraintendimenti e scacchi sempre più violenti ed esacerbati verso un’arte mercificata, “decorativa”, estetizzata nel consumo. Ma il punto è un altro: il problema è l’esaurimento del primato del pensiero occidentale su altri saperi, su altri “punti di vista”.
 
“Specchio elastico” di Monti diviene allora metafora di come il problema della riflessione della nostra immagine non dipenda dallo specchio, ma proprio da noi, dal nostro livello di consapevolezza. La questione tende ad essere sotterranea all’evento: (in)visibile a queste categorie concettuali. Il problema dipende semplicemente da come ci si vuole proiettare su un’altra “entità”. La scommessa dell’arte, allora, diviene una scommessa di mutamento interno all’individuo. Forse è la prossima rivoluzione possibile.

Galleria Arco di Rab, via della Minerva 5; tel. 6794272. Orario:17-20; chiuso lunedì e festivi; dal 31, alle ore 19, e fino a settembre.


“Paolo Monti e l'identità dei soggetti”
di Gabriella Dalesio
in: Trovaroma settimanale di  “La Repubblica”
No 284, 27 maggio – 2 giugno 1993