paolo
monti
di Paolo Balmas / 1999
Con l’installazione “De-localizzazioni”
esposta presso la galleria Arco di Rab a Roma, Paolo Monti torna ad
occuparsi del rapporto tra immagine d’arte e atto del guardare.
Già nelle diverse varianti di un’altra opera “Elastic Mirror”
attraverso l’uso del mercurio e di un meccanismo comandato da un sensore
egli aveva, in passato, trovato il modo di spiazzare le attese dello
spettatore coinvolgendolo di persona nella frustrante esperienza di una
impossibilità: quella di veder riflesso con chiarezza il proprio volto
su di una superficie specchiante percepita ad evidenza come tale. Nel
metallo in questione, infatti, all’avvicinarsi del fruitore si
producevano immancabilmente delle onde concentriche che impedivano un
preciso delinearsi delle sue sembianze e sembravano in qualche modo
incarnare una volontà punitiva nei confronti di chiunque si ostini a
concepire il lavoro artistico come una realtà passiva ed immobile
eternamente a disposizione della propria curiosità e del proprio
desiderio di indagare ed interpretare.
Ora con la sua nuova proposta l’artista romano sembra voler alzare il
tiro quanto a complessità ma anche voler precisare ed approfondire il
suo intento. Chi entra nella sala dove è stata approntata l’opera di cui
stiamo parlando troverà infatti su di una parete una piccola cornice
d’acciaio con un riquadro di vetro nero all’interno e più in là uno
schermo televisivo dislocato in una posizione tale per cui riesce
impossibile osservarlo mentre si è di fronte alla parete. Ora, poiché
dietro il vetro nero è posta una speciale telecamera che trasmette al
televisore, in funzione del raggio d’incidenza della luce, l’immagine di
ciò che si trova dinanzi ad essa colorata e texturizzata in tempo reale
secondo una convenzione prestabilita e poiché ancora chi guarda la
cornice, che è all’altezza degli occhi, attiva con la sua sola presenza
uno schermo specchiante di mercurio che si alza progressivamente dal
basso fino ad invadere tutta la lastra con relativa inibizione della
ripresa, ci troveremo dopo un po’ nella seguente situazione: ognuno dei
due spettatori, quello davanti al televisore e quello davanti alla
cornice, vedrà sempre esattamente ciò che l’altro non vede riuscendo
però a raffigurarsi ciò che vede, ovvero avrà sempre a che fare con il
complementare di una stessa immagine da considerarsi, a rigore, non come
un dato originario, ma come la risultante di un rapporto di
trasformazione posto in essere in perfetta e ciclica contemporaneità. Il
che è poi come dire che introducendo il fattore tempo e suddividendo tra
due diversi soggetti il compito dell’osservazione Monti è riuscito a
creare un’opera che trova la sua interezza solo attraverso due fruizioni
distinte ma contigue ciascuna legata per metà al fattore psico-fisico e
per metà a quello mentale. Davvero un bel problema per qualsiasi
estetologo di qualunque provenienza.
 PAOLO MONTI di Paolo Balmas
in “Segno”, No.166, febbraio 1999, pag. 81
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