Archivio ▪ 1999
Paolo Monti Bibliografia

 


Archivio ▪ 1999

“Paolo Monti”


De-localizzazioni d'autore
di Gianfranco Ferroni / 1999
 
Arco di Rab ospita, fino a questa sera, le creazioni di Paolo Monti. De-localizzazioni d'autore

Quando la ricerca diventa innovazione: Paolo Monti, artista affascinato dalla tecnologia, elabora “strumenti sensibili” ed oggetti capaci di registrare la presenza dello spettatore, elemento qualificante di ogni sua opera. Nello spazio espositivo “Arco di Rab” vengono presentate le nuove sorprese di Paolo Monti.

E la spiegazione di un’opera quale “De-localizzazioni” si presenta – solo apparentemente – ardua:  “Una microtelecamera, celata da una superficie nera iscritta in una cornice d’acciaio, è posta ad altezza occhio su di una parete.  Tutto quello che ‘osserva’ viene trasmesso ad un monitor, dislocato in un ambiente attiguo.  Le immagini rilevate nel suo campo d’indagine vengono analizzate, secondo algoritmi matematici basati sull’angolo d’incidenza della luce presente nell’ambiente e trasmesse al monitor in tempo reale, senza alcun ritardo di elaborazione, sotto forma di variazioni cromatiche di luci ed ombre.

Ogni elemento, sia statico che dinamico, verrà perciò osservato secondo questo principio da uno spettatore posto in presenza del monitor.

Se l’osservatore ‘sosta’ davanti alla telecamera, viene intercettato da dei sensori che attivano il graduale ‘formarsi’ di una superficie specchiante, al posto di quella nera iscritta nella cornice. Insieme alla superficie specchiante, l’osservatore si troverà a partecipare alla formazione della propria immagine riflessa, fino a quando questa non si completerà, saturando lo spazio nero.
Il sensore, infatti, nel captare l’osservatore, attiva un meccanismo in grado di far crescere il livello di una quantità di mercurio contenuta all’interno di una retrocamera, fino a colmare completamente lo spazio compreso nella cornice.

Più il livello del mercurio sale, più l’immagine dell’osservatore sarà completa.

Una volta integra, l’immagine lentamente si svuoterà e tornerà a svanire di nuovo.
Inversamente lo spettatore che si trova davanti al monitor, al salire del livello di mercurio, vedrà ridursi il campo di indagine della telecamera, fino a che questa non viene occlusa interamente. L’immagine trasmessa dalla telecamera viene infatti a trovarsi sommersa dal mercurio, passando dalla sua massima luminosità al buio totale. L’eclissi dell’immagine sul monitor, troverà un punto di equilibrio con il sorgere di quella specchiante, come in un a sorta di vasi comunicanti di immagini, dove partecipatore e spettatore, assistono in proporzioni inverse all’evento”.




Paolo Monti / De-localizzazioni d'autore
di Gianfranco Ferroni
in “Corriere Laziale”,
15 gennaio 1999