Caro Paolo, intanto
grazie per aver acconsentito a rilasciarci questa intervista. Ti va di
parlarci della tua formazione?
Sono nato l’11 agosto del 1958 mentre Stanley Kubrick sposava Christiane
Harlan, testimone di nozze l’economista Nikolaus K.A. Laufer, grande
amico e riferimento teorico per il mio lavoro sul denaro che nel 2011
avrei mandato in orbita. Molti ancora gli eventi significativi di quel
’58 che mi hanno segnato dall’inizio la vita, a partire dalla nascita
della NASA, con l’avvio alla corsa spaziale e il lancio dei primi
satelliti, mentre sul finire dell’anno Lucio Fontana, fondatore del
Manifesto Spaziale, realizzava il suo primo taglio, epocale come la
ripresa di Fred Rulli che il 24 ottobre 1946 con una macchina
fotografica installata sul razzo V-2 scattò la prima foto della terra
dallo spazio, annullandone di fatto i confini. Da questo sconfinamento
prende l’abbrivo il mio percorso formativo che si snoda tra l’istituto
d’Arte Isa Juana Romani di Velletri, dove sono nato, e la facoltà di
Architettura di Roma dove mi sono laureato con una tesi in progettazione
architettonica integrata a processi cibernetici, autogenerativi e di
autoapprendimento, campo unificato della mia ricerca improntata tra
Arte, Scienza, Architettura, Economia, Epistemologia…
Nella tua arte, mediante strumenti tecnico-scientifici trasformi
l’evento fisico in un’opera visualmente tangibile, un'impresa
estremamente affascinante. Quali sono le opere a cui sei più legato?
In primo luogo è l’idea che genera l’opera mediante l’impiego degli
strumenti tecnico-scientifici più efficaci a cogliere l’evento nel suo
divenire. In questo senso mi sento un ricercatore dove la Scienza mi è
di orientamento, in realtà sono un trovatore in quanto l’orizzonte degli
eventi mi si manifesta e l’opera diviene tangibile. Così nascono lavori
come Immagine di Dollaro (1989), “Un’immagine muta progressivamente fino
alla sua completa sparizione”; Specchio Elastico (1989), “Una superficie
di mercurio interrompe il proprio stato di quiete ogni volta che un
osservatore tenta di specchiarvisi"; Flottage (1995), “Flussi articolati
di caldi e di freddi emanati da soggetti/oggetti termici definiscono
immagini cangianti”; Dune Sandpile (2002); Fronte D’Onda © (2004),
“Caleidoscopio performativo di onde sonore e luminose genera attrattori
strani in retroazione infinita; O.G.M. Dollaro geneticamente Modificato
© (2005), InfraTazebAu s'pace. Informazione in rivoluzione. C.G.B.
Satellite a propulsione epistemologica. R.F.I.D. Sindone 21’37”
(2005-2011) e Track Money. Where’s George? (2011-2037), Galleria
Orbitante 37788 monitorata dal NORAD ID. 37788 che da allora è anche il
mio nome, visibile in tempo reale sul sito:
www.n2yo.com/?s=37788
Il 15 novembre scorso hai inaugurato presso Contemporary Cluster,
nell'ambito del progetto Bauhaus Club, il tuo progetto: “Paolo Monti
37788 Fronte d'onda-Invisible Cloak", a cura di Piero Pala.
L'installazione "Caleidoscopio performativo di onde sonore e luminose
genera attrattori strani in retroazione infinita" consiste in un fronte
d'onda generato da una sorgente video, che propaga in un tunnel
specchiante le immagini della perturbazione ondosa retroproiettata dal
suo fondo. Il video trasmette il succedersi di processi autogenerativi
in retroazione armonica. Il feedback delle sequenze dinamiche, attivate
da oscillazioni coerenti di onde sonore e luminose, determina il
sincrono di suono e immagine che ricorda l’auto-similarità della
geometria frattale. Come è sorta questa idea così elaborata?
Ero in fase di laurea quando ho ideato un dispositivo di rilevamento del
comportamento d’onda, in tempo reale e senza l’ausilio del computer,
attraverso il quale ho filmato sequenze/frequenze di immagini simili a
quelle che oggi espongo a Contemporary Cluster, nel cave, all’interno
del tunnel specchiante. I processi autogenerativi che si riproducono in
sequenza armonica sono attivati da campi magnetici sonori e luminosi in
retroazione infinita. Il feedback tra le onde rilevate e reintegrate nel
dispositivo determina continue oscillazioni del sistema, riprese in
tempo reale e piano sequenza in analogico. Nel 2004 ho avuto il piacere
di lavorare con Maurizio Martusciello (Martux_M) che ha composto il
sonoro delle sequenze video presentate nell’installazione audiovisiva
Fronte D’Onda in un’unica occasione per l’inaugurazione della Piazza
Piccolo Mondo alla stazione Laurentina. L’installazione nel cave di
Contemporary Cluster non è una semplice riproposizione in quanto, pur
mantenendo inalterato l’aspetto audiovisivo, introduce alcune variabili
che ne implementano la percezione, dagli specchi di aumentata
riflessione all’introduzione del mantello specchiante in mylar che
avviluppa i visitatori/partecipatori.
Un sistema di telecamere a circuito chiuso riprende integralmente, e
da più punti di vista, la mostra per tutta la sua durata. I visitatori
hanno così la possibilità di rivivere l’esperienza fatta nel tunnel
trasferendo in una memoria storica il proprio auto-ritratto. Che
feedback avete avuto nella fruizione dell'opera?
Le telecamere a circuito chiuso registrano tutte le presenze e le
variazioni di luce del sistema attraverso l’interazione dei fotoni con i
visitatori/partecipatori, non percepibili interamente dall’occhio umano.
Una realtà aumentata che rileva e rivela ogni variazione del sistema. I
visitatori con addosso il mantello specchiante divengono parte
integrante dell’installazione co-partecipando all’osservazione di una
realtà in divenire. Il sistema di videosorveglianza stima che ad una
settimana dalla chiusura della mostra siano 2500 le presenze,
equivalenti a 5000 retine che sono entrate in risonanza armonica con
l’opera… In molti hanno lasciato le loro impressioni dalle quali emerge
la forte interazione/integrazione con l’installazione che ha prodotto
numerosi auto-ritratti.
La geometria è strettamente legata all'arte. Fin dall’antica Roma,
architetti, pittori, scultori e disegnatori avevano capito la differenza
tra una realizzazione caotica e una creazione estetica. Quali sono le
tue considerazioni in merito?
La struttura autopoietica della videoinstallazione, in grado di
autoriprodursi e auto-organizzarsi, limita la post-elaborazione al solo
montaggio dinamico mantenendo il carattere analogico come ipotesi
concreta di possibile costruttore di mondi. L’ architettura si svela
attraverso la geometria frattale in grado di catapultarci all’interno
della trama complessa di una realtà fisica e naturale. Una geometria non
euclidea dalla struttura ricorsiva che trova impiego nell’ingegneria
delle reti, nel moto browniano e nelle studio delle galassie. Un
frattale è un oggetto geometrico dotato di omotetia interna che si
ripete nella sua forma su scale diverse, dall’infinitamente piccolo
all’infinitamente grande. Le forme si compenetrano, si scambiano,
s’integrano originando altre situazioni. I frammenti si radunano, si
aprono e trasbordano in altre forme. Il fractus (dal latino= rotto,
spezzato) si reitera dando origine a immagini stocastiche in continuo
divenire, in grado di cogliere fenomeni tanto complessi da sembrare
irriducibili. I confini si dissolvono in un campo unificato frutto di
derivazioni e non di separazioni, dove la bellezza, ineffabile,
comprende anche la singola creatura.
Einstein affermava: “Amo l’arte, non c’è dubbio. Personalmente,
preferisco la musica. Ho anche suonato il violino. Vedete, ho sempre
pensato che il rapporto arte-scienza sia un connubio vincente!”. Cosa ne
pensi? Qual è il tuo rapporto con la scienza?
La scienza è da sempre di orientamento nei miei lavori, tesi ad
assottigliare la soglia percettiva tra visibile e non-visibile. Immagini
possibili con tendenza a verificarsi, dove l'unica costante è il
mutamento. Una ricerca posta al limite tra arte e scienza che si
realizza in opere nelle quali l'osservatore, attraverso il
coinvolgimento attivo, diviene soggetto partecipante in grado di
modificarle. Opere sistemiche che si realizzano attraverso processi
generativi e di autogenerazione (autopoiesi), dove l'ampiezza della
prospettiva sistemica di Gregory Bateson è di riferimento nella
pluralità dei linguaggi impiegati.
Questo connubio rimanda ad un'integrazione tra la sfera della ragione
e a quella dell'istinto, fra cuore e mente. D'altra parte, senza tale
unione saremmo esseri monchi. Come credi si possa raggiungere il massimo
equilibrio in questo senso?
Un sentire oltre il visibile. Un ascoltare oltre l’udibile. Uno sguardo
interiore che si fa visione attivando l’omeostasi tra la sfera della
ragione e quella dell'istinto. Mente e cuore in costante equilibrio
dinamico dove la flessibilità del sistema mantiene la propria stabilità
compensando con meccanismi reatroattivi le deviazioni…”Nessuno conosce
l’esito del cammino che comincia dall’unione di percipiente e percepito
– di soggetto e oggetto – in un solo universo” (Gregory Bateson).
Da quale processo fisico sei più affascinato?
Il fascino per il “campo unificato” fa sì che sia attratto praticamente
da tutti i fenomeni correlati. Un visione integrata, di natura
cibernetica, che di volta in volta diviene riferimento per rendere
tangibile l’idea. Nel tempo sono stati molti gli impieghi di processi
fisico/chimici come gravità, elasticità, magnetismo, propagazione,
conduttività, capillarità, sublimazione …
Chi sono i tuoi maestri di riferimento?
Attraversando discipline diverse, spesso tra loro apparentemente
distanti, sono davvero molti quelli con i quali ho trovato convergenza,
tra tutti Buckminster Fuller, Lucio Fontana, Yves Klein, Walter De
Maria, Len Lye, Silvio, Gesell, Stanley Kubrick, Norbert Wiener, Gregory
Bateson …
Chi ringrazieresti per i traguardi tagliati sino ad ora ?
Anche in questo caso sono numerose le persone verso le quali mi sento
grato per avermi affiancato in più di trent’anni di ricerca ed è
difficile annoverarli tutti, un particolare ringraziamento va a Luigi
Campanella, Rosalba Conserva, Nikolaus K.A. Laufer, Roberto Somma,
Roberto Azzolini, Giovanni Gregori, Giovanni Bollea, Ervin Laszlo, Mario
Nascimbene, Fulvio Leoni, Patrizia Capolino, Fra Lazaro, Alessandra
Ponente, Piero Pala ….
Hai altri sogni nel cassetto?
Una scaturigine di sogni che più che nel cassetto orbitano costruendo
ponti olo-relazionali tra cielo e terra, come il progetto al quale sto
lavorando in omaggio al centenario del primo lancio con il paracadute di
Leslie Leroy Irvin-G…Atterro con due riflessioni a me particolarmente
care:"Metti insieme due cose che insieme non sono mai state. E il mondo
cambia. Sul momento è possibile che la gente non se ne accorga, ma non
ha importanza. Il mondo è cambiato lo stesso" (Julian Barnes).Il
linguaggio dell'arte ha svolto da sempre il compito di ricordare agli
uomini l'estetica del loro essere vivi, vale a dire la loro appartenenza
a un sistema che li comprende. "Ciò che manca è una Teoria dell'azione
all'interno dei grandi sistemi complessi, dove l'agente attivo è a sua
volta parte del sistema e ne è un prodotto". Possiamo chiederci se la
nostra miopia sistemica non possa trovare un correttivo nel praticare
l'arte, attività umana meno falsata da inopportune semplificazioni, e
che agirebbe quindi da correttivo alle nostre dissezioni del mondo -
logiche ma non sempre eco-logiche (Gregory Bateson).

Chiara Zanetti
www.unfoldingroma.com
