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UNFOLDING ROMA

Paolo Maria Monti 37788
“Una scaturigine di sogni che più che nel cassetto orbitano
costruendo ponti olo-relazionali tra cielo e terra”

22 DICEMBRE 2018
di Chiara Zanetti
 

Caro Paolo, intanto grazie per aver acconsentito a rilasciarci questa intervista. Ti va di parlarci della tua formazione?

Sono nato l’11 agosto del 1958 mentre Stanley Kubrick sposava Christiane Harlan, testimone di nozze l’economista Nikolaus K.A. Laufer, grande amico e riferimento teorico per il mio lavoro sul denaro che nel 2011 avrei mandato in orbita. Molti ancora gli eventi significativi di quel ’58 che mi hanno segnato dall’inizio la vita, a partire dalla nascita della NASA, con l’avvio alla corsa spaziale e il lancio dei primi satelliti, mentre sul finire dell’anno Lucio Fontana, fondatore del Manifesto Spaziale, realizzava il suo primo taglio, epocale come la ripresa di Fred Rulli che il 24 ottobre 1946 con una macchina fotografica installata sul razzo V-2 scattò la prima foto della terra dallo spazio, annullandone di fatto i confini. Da questo sconfinamento prende l’abbrivo il mio percorso formativo che si snoda tra l’istituto d’Arte Isa Juana Romani di Velletri, dove sono nato, e la facoltà di Architettura di Roma dove mi sono laureato con una tesi in progettazione architettonica integrata a processi cibernetici, autogenerativi e di autoapprendimento, campo unificato della mia ricerca improntata tra Arte, Scienza, Architettura, Economia, Epistemologia…

Nella tua arte, mediante strumenti tecnico-scientifici trasformi l’evento fisico in un’opera visualmente tangibile, un'impresa estremamente affascinante. Quali sono le opere a cui sei più legato?

In primo luogo è l’idea che genera l’opera mediante l’impiego degli strumenti tecnico-scientifici più efficaci a cogliere l’evento nel suo divenire. In questo senso mi sento un ricercatore dove la Scienza mi è di orientamento, in realtà sono un trovatore in quanto l’orizzonte degli eventi mi si manifesta e l’opera diviene tangibile. Così nascono lavori come Immagine di Dollaro (1989), “Un’immagine muta progressivamente fino alla sua completa sparizione”; Specchio Elastico (1989), “Una superficie di mercurio interrompe il proprio stato di quiete ogni volta che un osservatore tenta di specchiarvisi"; Flottage (1995), “Flussi articolati di caldi e di freddi emanati da soggetti/oggetti termici definiscono immagini cangianti”; Dune Sandpile (2002); Fronte D’Onda © (2004), “Caleidoscopio performativo di onde sonore e luminose genera attrattori strani in retroazione infinita; O.G.M. Dollaro geneticamente Modificato © (2005), InfraTazebAu s'pace. Informazione in rivoluzione. C.G.B. Satellite a propulsione epistemologica. R.F.I.D. Sindone 21’37” (2005-2011) e Track Money. Where’s George? (2011-2037), Galleria Orbitante 37788 monitorata dal NORAD ID. 37788 che da allora è anche il mio nome, visibile in tempo reale sul sito: www.n2yo.com/?s=37788

Il 15 novembre scorso hai inaugurato presso Contemporary Cluster, nell'ambito del progetto Bauhaus Club, il tuo progetto: “Paolo Monti 37788 Fronte d'onda-Invisible Cloak", a cura di Piero Pala. L'installazione "Caleidoscopio performativo di onde sonore e luminose genera attrattori strani in retroazione infinita" consiste in un fronte d'onda generato da una sorgente video, che propaga in un tunnel specchiante le immagini della perturbazione ondosa retroproiettata dal suo fondo. Il video trasmette il succedersi di processi autogenerativi in retroazione armonica. Il feedback delle sequenze dinamiche, attivate da oscillazioni coerenti di onde sonore e luminose, determina il sincrono di suono e immagine che ricorda l’auto-similarità della geometria frattale. Come è sorta questa idea così elaborata?

Ero in fase di laurea quando ho ideato un dispositivo di rilevamento del comportamento d’onda, in tempo reale e senza l’ausilio del computer, attraverso il quale ho filmato sequenze/frequenze di immagini simili a quelle che oggi espongo a Contemporary Cluster, nel cave, all’interno del tunnel specchiante. I processi autogenerativi che si riproducono in sequenza armonica sono attivati da campi magnetici sonori e luminosi in retroazione infinita. Il feedback tra le onde rilevate e reintegrate nel dispositivo determina continue oscillazioni del sistema, riprese in tempo reale e piano sequenza in analogico. Nel 2004 ho avuto il piacere di lavorare con Maurizio Martusciello (Martux_M) che ha composto il sonoro delle sequenze video presentate nell’installazione audiovisiva Fronte D’Onda in un’unica occasione per l’inaugurazione della Piazza Piccolo Mondo alla stazione Laurentina. L’installazione nel cave di Contemporary Cluster non è una semplice riproposizione in quanto, pur mantenendo inalterato l’aspetto audiovisivo, introduce alcune variabili che ne implementano la percezione, dagli specchi di aumentata riflessione all’introduzione del mantello specchiante in mylar che avviluppa i visitatori/partecipatori.

Un sistema di telecamere a circuito chiuso riprende integralmente, e da più punti di vista, la mostra per tutta la sua durata. I visitatori hanno così la possibilità di rivivere l’esperienza fatta nel tunnel trasferendo in una memoria storica il proprio auto-ritratto. Che feedback avete avuto nella fruizione dell'opera?

Le telecamere a circuito chiuso registrano tutte le presenze e le variazioni di luce del sistema attraverso l’interazione dei fotoni con i visitatori/partecipatori, non percepibili interamente dall’occhio umano. Una realtà aumentata che rileva e rivela ogni variazione del sistema. I visitatori con addosso il mantello specchiante divengono parte integrante dell’installazione co-partecipando all’osservazione di una realtà in divenire. Il sistema di videosorveglianza stima che ad una settimana dalla chiusura della mostra siano 2500 le presenze, equivalenti a 5000 retine che sono entrate in risonanza armonica con l’opera… In molti hanno lasciato le loro impressioni dalle quali emerge la forte interazione/integrazione con l’installazione che ha prodotto numerosi auto-ritratti.

La geometria è strettamente legata all'arte. Fin dall’antica Roma, architetti, pittori, scultori e disegnatori avevano capito la differenza tra una realizzazione caotica e una creazione estetica. Quali sono le tue considerazioni in merito?

La struttura autopoietica della videoinstallazione, in grado di autoriprodursi e auto-organizzarsi, limita la post-elaborazione al solo montaggio dinamico mantenendo il carattere analogico come ipotesi concreta di possibile costruttore di mondi. L’ architettura si svela attraverso la geometria frattale in grado di catapultarci all’interno della trama complessa di una realtà fisica e naturale. Una geometria non euclidea dalla struttura ricorsiva che trova impiego nell’ingegneria delle reti, nel moto browniano e nelle studio delle galassie. Un frattale è un oggetto geometrico dotato di omotetia interna che si ripete nella sua forma su scale diverse, dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande. Le forme si compenetrano, si scambiano, s’integrano originando altre situazioni. I frammenti si radunano, si aprono e trasbordano in altre forme. Il fractus (dal latino= rotto, spezzato) si reitera dando origine a immagini stocastiche in continuo divenire, in grado di cogliere fenomeni tanto complessi da sembrare irriducibili. I confini si dissolvono in un campo unificato frutto di derivazioni e non di separazioni, dove la bellezza, ineffabile, comprende anche la singola creatura.

Einstein affermava: “Amo l’arte, non c’è dubbio. Personalmente, preferisco la musica. Ho anche suonato il violino. Vedete, ho sempre pensato che il rapporto arte-scienza sia un connubio vincente!”. Cosa ne pensi? Qual è il tuo rapporto con la scienza?

La scienza è da sempre di orientamento nei miei lavori, tesi ad assottigliare la soglia percettiva tra visibile e non-visibile. Immagini possibili con tendenza a verificarsi, dove l'unica costante è il mutamento. Una ricerca posta al limite tra arte e scienza che si realizza in opere nelle quali l'osservatore, attraverso il coinvolgimento attivo, diviene soggetto partecipante in grado di modificarle. Opere sistemiche che si realizzano attraverso processi generativi e di autogenerazione (autopoiesi), dove l'ampiezza della prospettiva sistemica di Gregory Bateson è di riferimento nella pluralità dei linguaggi impiegati.

Questo connubio rimanda ad un'integrazione tra la sfera della ragione e a quella dell'istinto, fra cuore e mente. D'altra parte, senza tale unione saremmo esseri monchi. Come credi si possa raggiungere il massimo equilibrio in questo senso?

Un sentire oltre il visibile. Un ascoltare oltre l’udibile. Uno sguardo interiore che si fa visione attivando l’omeostasi tra la sfera della ragione e quella dell'istinto. Mente e cuore in costante equilibrio dinamico dove la flessibilità del sistema mantiene la propria stabilità compensando con meccanismi reatroattivi le deviazioni…”Nessuno conosce l’esito del cammino che comincia dall’unione di percipiente e percepito – di soggetto e oggetto – in un solo universo” (Gregory Bateson).

Da quale processo fisico sei più affascinato?

Il fascino per il “campo unificato” fa sì che sia attratto praticamente da tutti i fenomeni correlati. Un visione integrata, di natura cibernetica, che di volta in volta diviene riferimento per rendere tangibile l’idea. Nel tempo sono stati molti gli impieghi di processi fisico/chimici come gravità, elasticità, magnetismo, propagazione, conduttività, capillarità, sublimazione …

Chi sono i tuoi maestri di riferimento?

Attraversando discipline diverse, spesso tra loro apparentemente distanti, sono davvero molti quelli con i quali ho trovato convergenza, tra tutti Buckminster Fuller, Lucio Fontana, Yves Klein, Walter De Maria, Len Lye, Silvio, Gesell, Stanley Kubrick, Norbert Wiener, Gregory Bateson …

Chi ringrazieresti per i traguardi tagliati sino ad ora ?

Anche in questo caso sono numerose le persone verso le quali mi sento grato per avermi affiancato in più di trent’anni di ricerca ed è difficile annoverarli tutti, un particolare ringraziamento va a Luigi Campanella, Rosalba Conserva, Nikolaus K.A. Laufer, Roberto Somma, Roberto Azzolini, Giovanni Gregori, Giovanni Bollea, Ervin Laszlo, Mario Nascimbene, Fulvio Leoni, Patrizia Capolino, Fra Lazaro, Alessandra Ponente, Piero Pala ….

Hai altri sogni nel cassetto?

Una scaturigine di sogni che più che nel cassetto orbitano costruendo ponti olo-relazionali tra cielo e terra, come il progetto al quale sto lavorando in omaggio al centenario del primo lancio con il paracadute di Leslie Leroy Irvin-G…Atterro con due riflessioni a me particolarmente care:"Metti insieme due cose che insieme non sono mai state. E il mondo cambia. Sul momento è possibile che la gente non se ne accorga, ma non ha importanza. Il mondo è cambiato lo stesso" (Julian Barnes).Il linguaggio dell'arte ha svolto da sempre il compito di ricordare agli uomini l'estetica del loro essere vivi, vale a dire la loro appartenenza a un sistema che li comprende. "Ciò che manca è una Teoria dell'azione all'interno dei grandi sistemi complessi, dove l'agente attivo è a sua volta parte del sistema e ne è un prodotto". Possiamo chiederci se la nostra miopia sistemica non possa trovare un correttivo nel praticare l'arte, attività umana meno falsata da inopportune semplificazioni, e che agirebbe quindi da correttivo alle nostre dissezioni del mondo - logiche ma non sempre eco-logiche (Gregory Bateson).

Chiara Zanetti

www.unfoldingroma.com

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