Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 2000

     

 


II. L’osservatore come coautore


  di Lucilla Meloni 2000
… Tra i giovani artisti italiani che realizzano "opere partecipate", secondo modalità che implicano il rapporto arte e scienza, va segnalato Paolo Monti.

Fin dai suoi inizi, Monti concepisce l’opera come <<fenomeno>> in grado di promuovere una qualità percettiva diversa dall’ordinario.
Nella sua prima mostra personale presso la galleria Arco di Rab a Roma (1993), l’artista presenta i <<Quadri-Dimensione: Endofrottage e Ombra termica>>.

<<Endofrottage>> è composto di termoresistenze poste in una certa configurazione sotto la superficie dell’intonaco, e collegate a cellule fotoelettriche in grado di registrare la presenza del pubblico. Quando qualcuno si avvicina alla parete, queste attivano le termoresistenze che, producendo calore, appaiono colorate in superficie, per poi sparire, non appena l’osservatore si allontani. In questa fase del lavoro il calore, con la sua immaterialità, è tema centrale.

Nella stessa mostra l’artista espone <<Ombra termica>> : un semicerchio di acciaio riscaldato al suo interno crea moti convettivi d’aria, la cui ombra muta secondo il mutare delle presenze.
Il calore che si sprigiona da una reazione fisica –in cui la processualità dell’opera è dichiarata- attiva una percezione particolare nell’osservatore, la cui attenzione è portata sui fenomeni primari e semplici. Tanto le ombre, quanto le configurazioni prodotte dalla sistemazione delle termoresistenze, sono fenomenologicamente legate nella loro reazione fisica al comportamento del pubblico. In questo caso l’idea stessa di visibilità alla base del concetto di opera, modifica i suoi presupposti, quasi che Monti spingesse verso la percezione dell’invisibile.

Nei <<Flottages>> del 1994 il flusso di calore emanato da un oggetto termico modificava la percezione delle superfici sulle quali era proiettato. Ultimamente l’osservatore si fa immagine, rispecchiata e scomposta secondo le leggi della fisica. Nei <<Flottages>> infatti l’immagine torna ad assumere una visibilità maggiore coadiuvata dal <<ritorno alla figurazione>>, infatti lo specchio termico rimanda l’immagine cangiante di chi vi si guarda, scomposto nei suoi flussi di calore. Immagine quasi intima, potremmo dire.

Nello <<Specchio elastico>> che si basa sulle proprietà del mercurio, è impossibile vedere la propria immagine nella sua interezza. Lo specchio elastico tradisce infatti le comuni attese dell’osservatore che inizialmente, camminandogli vicino, vede in esso riflesso l’ambiente esterno, ma avvicinatosi, vi si vede deformato.

L’artista vuole orientare una visione alternativa, che ribalta quella abituale.

In un lavoro del 1998 intitolato <<De-localizzazioni>> chi si avvicina all’opera <<mettendola in atto>> e chi osserva l’accadere dell’evento, si trova a vivere un’esperienza percettiva diversa. Un sofisticato apparato tecnologico collega alcuni sensori ad una microtelecamera, celata da una superficie nera iscritta in una cornice d’acciaio, che trasmette quello che vede ad un monitor dislocato in un ambiente attiguo. Se l’osservatore sosta davanti al quadro, dove è nascosta la telecamera, i sensori attivano la crescita del mercurio contenuto all’interno di una vetrocamera e questa farà via via emergere l’immagine fino alla sua completezza. Inversamente lo spettatore che si trova dinanzi al monitor al salire del mercurio vede diminuito il campo di indagine della telecamera: l’immagine trasmessa dalla telecamera viene a trovarsi sommersa dal mercurio, risultando invisibile.

Nel suo percorso, sebbene recentemente l’impianto tecnologico si faccia più evidente, l’interattività non è fatto aggiuntivo alla ricerca, ma ne fonda l’ipotesi.

Paolo Monti, Rivela-azioni. Rivelatori di presenza consentono il
formarsi di una superficie specchiante che gradualmente rive
la l’identità dell’immagine in essa riflessa, 1998
Galleria Arco di Rab, Roma, 1999 (Fotografia Luca Palmieri)


III. La poetica della contingenza

... Opere, cioè, che non annullano quella <<distanza>> che per Adorno rappresentava un <<campo di tensione>>.

Sono le opere partecipate a negare questi caratteri perché: a) se c’è rappresentazione, l’osservatore ne può fare parte; b) l’opera si può presentare come mutevole; c) la partecipazione attiva dell’osservatore ne annulla la separatezza.

L’osservatore si specchia nelle superfici riflettenti di Pistoletto, o nello <<Specchio tachistostopico con stimolazione a sognare>> di Sergio Lombardo, si specchia con il calco del volto di Mattiacci nel lavoro <<Sostituirsi con una parte dell’artista>> o vede la sua immagine decostruita dal flusso di calore nei <<Flottages>> di Paolo Monti; l’osservatore si trova all’interno di una scena nelle installazioni di Paul Garrin, porta a compimento la rappresentazione negli <<ambienti proiettivi animati>> di Luca Patella, o nella utilizzazione degli edifici di
<<Public Art>> di Vito Acconci.

L’osservatore si trova di fronte ad immagini mutevoli, quelle che attivava nell’arte programmata e cinetica, percorre gli spazi stranianti del Gruppo T, partecipa alla decostruzione o alla scomparsa dell’opera, come nella consumazione delle uova di Piero Canzoni, nella <<scultura da prendere a calci>> di Gabriele De Vecchi, nei <<Moduli scalari>> di Carrino o nei <<Take one>> di Ettore Innocente, porta alla luce il racconto negli <<ambienti sensibili>> di Studio Azzurro, vede deformarsi sotto la sua azione il corpo di Marcel Li Roca, scandisce il fluire e l’assemblaggio delle immagini, come nel lavoro di Peter Weibel <<L’immagine tangibile>>, o in <<Zapping zone>> di Chris Marker.

L’osservatore posto davanti al computer percorre l’opera, che muta sotto i suoi imput.
Un osservatore che si muove tra contemplazione e azione; che contempla ciò che in qualche modo egli stesso produce; chiamato in causa prepotentemente ad assumersi una parte di responsabilità in quel momento eccezionale che è il venir fuori di un’immagine. Opere che non ingenerano soggezione, perché si presentano come percorribili, utilizzabili, campo di esperienza condivisibile.

L’Opera Partecipata
“L’osservatore come coautore”

di Lucilla Meloni 20000