Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1998


L’opera Partecipata

estratto - pagine 24-25-26-27 di Lucilla Melloni 1998


L’interattività è presente anche nei lavori di Paolo Monti, che fin dagli inizi della sua ricerca concepisce l’opera come “fenomeno” in grado di promuovere una qualità percettiva diversa dall’ordinario. Nella sua prima mostra personale presso la Galleria romana Arco di Rab (1993) presenta i Quadri-Dimensione: Endofrottage e Ombra tecnica.

<<Endofrottage>> è composto di termoresistenze poste in una certa configurazione sotto la superficie dell’intonaco, e collegate a cellule fotoelettriche in grado di registrare la presenza del pubblico. Quando qualcuno si avvicina alla parete, queste attivano le termoresistenze che, producendo calore, appaiono colorate in superficie, per poi sparire, non appena l’osservatore si allontani. In questa fase del lavoro il calore, con la sua immaterialità, è tema centrale.

Nella stessa mostra l’artista espone Ombra termica: un semicerchio di acciaio riscaldato al suo interno crea moti convettivi d’aria, la cui ombra muta secondo il mutare delle presenze.
Il calore che si sprigiona da una reazione fisica –in cui la processualità dell’opera è dichiarata- attiva una percezione particolare nell’osservatore, la cui attenzione è portata sui fenomeni primari e semplici. Tanto le ombre, quanto le configurazioni prodotte dalla sistemazione delle termoresistenze, sono fenomenologicamente legate nella loro reazione fisica al comportamento del pubblico. In questo caso l’idea stessa di visibilità alla base del concetto di opera, modifica i suoi presupposti, quasi che Monti spingesse verso la percezione dell’invisibile.

Nei Flottages del 1994 il flusso di calore emanato da un oggetto termico modificava la percezione delle superfici sulle quali era proiettato. Nei successivi Flottages l’immagine torna ad assumere una visibilità maggiore coadiuvata dal “ritorno alla figurazione”, infatti lo specchio termico rimanda l’immagine cangiante dell’osservatore, scomposto nei suoi flussi di calore. Nello Specchio elastico, che si basa sulle proprietà del mercurio, è impossibile vedere la propria immagine nella sua interezza. Lo specchio elastico tradisce infatti le comuni attese dell’osservatore che inizialmente, camminandogli vicino, vede in esso riflesso l’ambiente esterno, ma avvicinatosi, vi si vede deformato.

“Un cono di luce è generato da una sorgente luminosa posta ad altezza stabilita in base a dei rapporti geometrici con l’ambiente che lo contiene. La parte inferiore del cono si solidifica in un tronco di acciaio, la cui base superiore è resa specchiante dal mercurio contenuto al suo interno. Lo specchio di mercurio investito dal fascio generante il cono, proietta sul soffitto una circonferenza luminosa all’interno della quale saranno visibili, sotto forma di onde luminose, tutte le vibrazioni che il mercurio riceve. L’osservatore, camminando in prossimità del tronco del cono, vedrà in esso riflesso l’ambiente circostante come in un comune specchio e solamente affacciandosi in esso, nell’atto di specchiarvisi, vedrà la propria immagine scomporsi in centri concentrici. Il parziale oscuramento del cono di luce da parte dell’osservatore ‘nell’attimo di specchiarvisi’, genera ‘l’interazione’ con lo specchio, producendo l’alterazione dello stato di quiete del mercurio, visibile anche all’interno della circonferenza luminosa sul soffitto”

(P. Monti, Specchio Elastico – Trittico - , descrizione del lavoro in mostra).

Questa descrizione del lavoro redatta dall’artista testimonia come il suo procedere si inserisca nell’ambito dei processi scientifici. Dalla scrittura non trapela alcun interesse diverso da quello direzionato alla spiegazione del fenomeno fisico. L’artista si limita ad orientare una visione alternativa che ribalta quella abituale. Conseguentemente nel suo percorso, e sebbene recentemente l’impianto tecnologico si faccia più evidente, l’interattività non è fatto aggiuntivo alla ricerca, ma ne fonda l’ipotesi. Il passaggio dall’impianto minimale dei primi lavori alle esperienze attuali in cui torna il corpo – ma un corpo visualizzato ed un volto scomposto da leggi di rispecchiamento fisiche – corrisponde forse, nella baraonda dei segni contemporanei, all’invito a specchiarsi e a riflettere su se stessi.



Paolo Monti
 
di Lucilla Meloni,
in: L'Opera Partecipata,
Sony, Sala 1,
No.76, 1998
estratto - pagine 24-25-26-27