Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1996

 

 


Musis e Monti
 
di Luigi Campanella / 1996
 

La scoperta che la massa è una forma di energia ha modificato profondamente l’immagine che si ha della materia, intesa dinamicamente e non più rappresentabile.
 
Partendo da questo assunto la ricerca artistica che Paolo Monti sta ormai da tempo conducendo, evidenzia come la materia di cui si compone l’opera possa solo autorappresentarsi, attraverso accadimenti estetici prodotti dall’artista.

Un “Orizzonte degli Eventi” dunque, dove la visione innesca processi di appercezione che assottigliano la demarcazione tra ciò che è evento e la possibilità di rappresentarlo. Caos programmato che l’artista instaura lasciando però che sia l’osservatore a compiere il passaggio sensoriale attraverso una realtà non virtuale ma appercettiva. Non mimesis della realtà ma indagine attraverso i sensi di immagini fluttuanti che senza un prima ed un poi si annullano nell’esperienza di un continuo divenire. Immagini possibili con tendenza a verificarsi, all’interno delle quali il mutamento è l’unica costante spazio-temporale come nell’opera Flottage 1995 “Flussi articolati di caldi e di freddi emanati da soggetti-oggetti termici definiscono immagini cangianti”, che Monti ha realizzato per MUSIS in occasione della IV Settimana della Scienza e presentato nuovamente con il contributo di MUSIS e la collaborazione dell’ENEA, della SONY e dell’AGEMA Infrared Systems, all’interno della XII Quadriennale di Roma “Ultime Generazioni. Italia 1950-1990”, dove una telecamera a raggi infrarossi rileva e rivela le radiazioni termiche prodotte da soggetti ed oggetti i cui flussi articolati di caldi e di freddi, compresi entro certe temperature, vengono restituiti sotto forma di immagini simultanee e successive dai colori cangianti a grandezza naturale, su di uno schermo dimensionato in base allo spazio disponibile, come in una sorta di “specchio termico”.

Che nel visibile i fotoni compongano a formare immagini in grado di scatenare il nostro senso estetico rientra nella comune esperienza. Ma ecco che basta spostare la frequenza della radiazione per scoprire una nuova dimensione dove le regole dell’estetica ancora non esistono, un mondo ancora tutto da esplorare dove dominano solo i meccanismi fisici basilari. L’opera Flottage si sostanzia come punto avanzato ma coerente, della ricerca artistica di questo autore che prendendo a pretesto l’impiego di un’avanzata tecnologia, sintetizza l’atteggiamento estetico e quello scientifico. Le oggettivazioni proprie della scienza conservano infatti il loro senso essendo essendo comprensibili e misurabili dall’intelletto, all’interno però di una concettualità che vede spostata la riflessione sul soggetto e sul suo livello di consapevolezza.
Vedere il proprio corpo come in “un’ombra termica” generata dall’emanazione dell’energia endogena e riconoscersi in quella forma dai colori cangianti, in grado di rivelare attraverso la sua misurazione persino lo stato emotivo di questa esperienza, dissolve l’illusione di una coincidenza della percezione con la visione.

“Quello sono Io. Io sono Quello”. Nel cogliere questo chiasma per dirla con Merleau-Ponty (Il Visibile e l’Invisibile, Bompiani, 1969) – l’osservatore esperisce la relazione del proprio corpo con il mondo, si relaziona ad esso in una realtà fluttuante che mette in crisi l’evidenza delle cose. La simultaneità dello spazio e del tempo, la loro coesione tra corpo oggettivo e corpo fenomenologico, fanno si che visibile e tangibile si riunifichino in un’identità consapevole. L’arte è cosa mentale affermava Leonardo e mai come adesso che l’esautorazione dei codici è giunta a compimento, il visibile sottende all’invisibile trascendenza dell’idea che preesiste alla forma.
L’idea acquista autonomia dalle immagini che mette in atto proprio per questa sua natura trascendente, rafforzando l’importanza del progetto e della ricerca tesa sempre a minimizzare lo scarto tra idea e realizzazione. Come lo scienziato l’artista nel realizzare l’opera, assume le vesti del ricercatore ma non avanza pretese di sostituirsi agli esperti delle discipline che di volta in volta egli indaga, anzi li coinvolge, rendendoli parte integrante attraverso l’apporto delle loro conoscenze specifiche. L’osmosi che si genera produce un reciproco spostamento all’interno dei rispettivi campi d’indagine: l’artista si avvicina alla scienza e lo scienziato si avvicina all’arte, come espresso dal fisico Marco Ciotti (fisico ricercatore del Dipartimento fusione ENEA Frascati, collaboratore tecnico al progetto Flottage, 1995). Spinto dall’artista lo scienziato si abbandona ad un viaggio esplorativo nella propria sensibilità, un flusso cogitativo stimolato dalla radiazione termica, uno “stream of consciousness” guidato dai binari della logica, una scientificità astratta dal “caos programmato”. Lo scienziato era abituato a stupirsi nel guardare il cielo stellato e ad immaginare il pulsare dell’universo. Ora impara a sentire il pulsare termico della materia, questo brulichio di fotoni assorbiti e riemessi, aiutato dalla conoscenza delle leggi fisiche. Si guarda intorno e cerca di tradurre le immagini che passano attraverso i suoi occhi in immagini termiche, un continuo esercizio di traslazione di frequenza, dai corpi che riflettono le sorgenti sparse per la stanza, non solo lampade ma computer, cavi, termosifoni, esseri viventi, se stessi, fino ai propri limiti. E’ qui che lo aiuta l’artista che con la sua concezione dinamica dell’immagine, con la sua sensibilità interiore, traccia i primi sentieri in questo mondo ove la forma si sfalda e alle idee si aggiunge una dimensione.

Il dialogo che da sempre MUSIS ha cercato di attivare in una interdisciplinarietà dei saperi ed in questo caso fra Arte e Scienza, ha reso possibile attraverso l’interazione di soggetti diversi la realizzazione dell’opera Flottage che altrimenti sarebbe risultata di difficile concretizzazione per l’impiego dei mezzi impiegati.

Attraverso la collaborazione tra MUSIS e Monti si è inoltre stigmatizzato con evidenza, un nuovo tipo di rapporto che oltre a veder coincidere intenti comuni rivolti alla ricerca e soprattutto alla sua divulgazione, fa rileggere possibili scenari futuri.


“Musis e Monti”
di Luigi Campanella,
in: IV Settimana della Cultura Scientifica Europea,
Roma, Musis 1996

Capitolo II
QUADRIENNALE DI ROMA
Settembre 1996