Paolo Monti Bibliografia
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Lo Specchio Termico

di Ada Lombardi / 1995

L’esperimento estetico di Paolo Monti gioca un ruolo molto importante, mettendo in atto tante e complesse tipologie formali e altrettanti contenuti. Il più importante tra questi è puntualizzare un uso della tecnica e della scienza di tipo non strumentale ma epocale e di fondo. Infatti, se da sempre le avanguardie artistiche e i loro echi hanno utilizzato la scoperta scientifica come un fatto strumentale per evidenziare un linguaggio, che assurgeva anche a contenuto. Monti manipola lo “strumento” scientifico visualizzando un evento, trasformando il mezzo quindi in segno, supporto, linguaggio e contenuto. È un’affermazione importante che implica la volontà di astenersi dal costruire uno stile o movimento e segna un aposizione diversa, che si contrappone al tecnicismo dell’arte del novecento. Monti paradossalmente supera il tecnicismo attraverso la tecnica stessa. L’atteggiamento dell’artista segnala anche una posizione differente rispetto ad alcune frange movimentiste, che risultano ancora intrappolate in un’attitudine illustrativa della tecnica e del tecnicismo (vedi alcuna videoarte, computerarte, realtà virtuale, ecc.), improntate ad evidenziare ancora un “linguaggio modernista”.

Un’altra osservazione importante da fare è che l’ “esperimento estetico” dell’artista mira a rivelare e rilevare il fenomeno (due momenti essenziali alla costruzione dell’evento) che è, grazie a questo, di natura propriamente scientifica. Il rilevare, come attitudine al misurare e quantizzare, è di diritto anche una qualità dell’attitudine estetica; meglio ancora il rivelare (verità, inganni e disinganni), che da secoli è uno dei pilastri dell’arte europea. Il tipo di arte che si è poggiato su queste posizioni era ed è un’estetismo che si affranca dall’ansia di voler rappresentare il mondo nel suo stato storico e sociale, salvaguardandosi dallo scadere in fenomeni di moda e di costume. Senza naturalmente demonizzare questi ultimi si deve però annunciare che nel caso di Monti siamo (appunto su posizioni diverse) su un tipo di arte che si lega all’universale abbandonando, alle sue spalle quella più mondana legata al quotidiano. Una scelta ben precisa.

In che modo l’opera in atto alla Planita riesce a “coagulare” e a convogliare tutto questo? Attraverso la fusione dell’evento con un senso della poetica.
Il “Flottage” che Monti mette in scena è una sorta di “specchio termico”.

Una telecamera a raggi infrarossi raccoglie le onde termiche emanate da una sorgente e le proietta su di uno schermo. Tutto ciò che s’intromette tra l’una e l’altro (la vita, il movimento, l’uomo) essendo causa di un flusso termico, si trasmette allo schermo come l’ “ombra termica” di quei corpi che causano l’emanazione vitale del flusso di energia.

L’opera diventa così uno specchio al negativo o dell’assenza, esattamente l’opposto dell’effetto specchiante del mercurio poiché rivela lo stato emotivo che solitamente non appare. A livello fenomenico, che è altrettanto reale ed esistente del visuale, il nostro corpo può concretizzare una sorta di assenza o di incorporeità in un immagine riconoscibile. O addirittura come in questo caso la nostra realtà vitale può generare un altro stato altrettanto vitale, la vita attiva la vita.

Un giudizio tratto da un’osservazione, un rilevamento che diventa rivelazione poetica e filosofica sullo stato vitale stesso. E questo credo che sia, tra gli altri un contenuto estremamente alto che si percepisce dall’opera.

Un’opera che orchestra magistralmente l’atteggiamento estetico e quello visivo.

Ada Lombardi

Lo specchio termico” in: Flottage, Roma, Musis 1995