Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 2000

      

 


Le alchimie elettriche di PAOLO MONTI
 
di Bruno Di Marino / 2000

Paolo Monti è uno dei pochi artisti italiani a lavorare sul complesso rapporto tra scienza ed estetica. Autore soprattutto di installazioni a partire dal 1989 – alcune basate sul mercurio come nel caso di Specchio elastico, Onde elastiche e Linea elastica, in cui questo elemento cattura per esempio le vibrazioni dei corpi nell’ambiente e le trasforma in onde luminose – Monti si è poi interessato alla termografia: un procedimento che permette di riprendere oggetti e soggetti statici attraverso i flussi caldi e freddi da essi emanati.

COME IN UNO SPECCHIO (TERMICO)
Nell’installazione Flottage (1995) lo spettatore entra così in uno spazio definito da telecamere a raggi infrarossi che, rilevate le radiazioni termiche, le restituiscono su uno schermo sotto forma di immagini dai colori cangianti. L’osservatore può così, in tempo reale, vedere la propria figura modificata; gli effetti di rielaborazione cromatica dell’immagine sono simili a quelli della post-produzione elettronica, ma prodotti in modo “naturale”, cioè dal calore corporeo.
In un lavoro dell’anno seguente, Flottage - Specchio elastico, Monti ha fuso l’installazione al mercurio con quella termografica, in modo da creare delle immagini in sequenza, prodotte – grazie a un sistema di sensori e a un vibroscillatore – dalla rottura di uno stato di quiete all’interno dello specchio di mercurio, unico elemento dello spazio rilevabile dai raggi infrarossi, capace di resistere un’immagine virtuale riflessa, con la stessa cromaticità di quella reale. Di questo lavoro esiste anche un videotape della durata di appena un minuto.
Con De-localizzazioni (1998), Monti realizzato la sua installazione più complessa e stimolante, basata su un sistema di vasi comunicanti tra una superficie specchiante da una parte e un monitor dall’altra.

IL NON-LUOGO CHIMICO-ELETTRONICO
L’immagine dell’osservatore che sosta davanti alla microtelecamera posta dietro la superficie, viene trasmessa in diretta su uno schermo video posizionato altrove; intercettato dai sensori che fanno crescere il mercurio all’interno di una vetrocamera, lo spettatore può vedere gradualmente il formarsi della sua immagine riflessa, mentre viceversa, sul monitor, la stessa immagine svanisce, sostituita proporzionalmente dal nero. La dinamica tra visibilità/invisibilità, riempimento/svuotamento, reale/virtuale, arricchisce quello che è già l’affascinante rapporto tra immagine chimica ed elettronica, e il loro inverso coprirsi e svelarsi agli occhi dell’osservatore. Il video tratto dall’installazione, è composto da una serie di immagini dello stesso autore che si aprono a finestra su un fondo nero; mentre uno scroscio liquido richiama alla mente il livello del mercurio che sale gradualmente. L’aspetto più rilevante dell’alchimismo tecnologico di Monti è dato dal suo atteggiamento verso il dispositivo. Ciò che conta non è il risultato, l’effetto visivo, ottenibile con procedimenti ben più rapidi di post-produzione, ma il processo che ha portato alla creazione di quella immagine, frutto di una ricerca costante e di una contaminazione di tecniche.

L’autore
Paolo Monti è nato a Velletri nel 1958. Vive e lavora tra Roma e Velletri. Tra le sue personali ricordiamo: Quadrimensionale (1993, Arco di Rab, Roma), Flottage (1997, Es Architetture, Roma), De-localizzazioni (1997, Arco di Rab, Roma). Ha inoltre partecipato a numerose mostre collettive, tra cui Osservatorio singolare (1994, Perugia) e Tracce significanti. L’arte italiana oggi (1998). Nel 1996 ha preso parte alla Biennale di Architettura di Venezia e alla Quadriennale di Roma.

“Le alchimie elettriche di PAOLO MONTI”
di Bruno Di Marino
in: ARS. Il nuovo dell'Arte Antica e Moderna,
No. IV Marzo 2000,
pag. 81