Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1992

   

 


L'Altro al centro dell'arte
 
di Riccardo Notte 

L'altro al centro dell'arte | Nel pomeriggio tavola rotonda con critici d'arte, artisti e filosofi all'Istituto Studi Filosofici e una mostra a Villa Campolieto di Ercolano

Le pagine dei quotidiani e i telegiornali sono oberate da immagini inquietanti di guerre intestine, omicidi mafiosi, litigiosità razziali e religiose, ma tutto ciò non è che lo specchio amplificato di una realtà che il comune cittadino vive ogni giorno, tra mille paure e difficoltà: una realtà che sempre più spesso provoca il rifiuto delle altrui differenze e la chiusura verso ogni forma di dialogo. Su questo tema di grande attualità, di grande pregnanza politica oltre che culturale, si cimentano filosofi, critici d’arte e artisti riuniti da questo pomeriggio, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in una tavola rotonda dal titolo <<Misure e Misurazioni. L’Altro: centro dell’arte>>. Interverranno Pier Aldo Rovatti, Vincenzo Vitello, Alessandra Dal Lago, Simona Marino, Pino Ferraro, Achille Bonito Oliva, Angelo Trimarco, Arcangelo Izzo, Tommaso Trini, Massimo Carboni, Ida Panicelli e Cecilia Casorati.

Centro della manifestazione sarà una mostra patrocinata dagli assessorati alla Cultura della Regione Campania e del Comune di Napoli, aperta al pubblico da questa mattina presso la Villa Campolieto di Ercolano. La rassegna, coordinata dal critico d’arte Gabriella Dalesio, riunisce opere di Marisa Albanese, Per Barclay, Paolo Bicco, Licia Galizia, Fabira Hajmadi, Shirazeh Houshiary, Renato Mambor, Paolo Monti, Anton Roca, Roberto Pietrosanti, Michelangelo Pistoletto, Cloti Ricciardi, Maria Semeraro e Susanna Solano. <<Ma, ci si domanderà, cosa ha a che fare il mondo dell’arte con la riflessione filosofica sul tema dell’alterità? Uno degli assunti dell’arte degli ultimi trent’anni riguarda proprio lo scavalcamento della barriera del limite dell’oggetto, ma anche dello spazio frontale, del quadro come finestra, scrive Gabriella Dalesio; come dire che lo spazio di una rappresentazione abbisogna innanzitutto di un rappresentabile sistema di codici, di valori e di statuti universalmente accettati all’ <<interno>> ed entro i <<confini>> di un modello prestabilito. L’opera d’arte tradizionalmente intesa costituisce dunque un utile ed efficace medium fra l’insieme dei codici e le ansie del sistema. Ma i codici contemporanei si esprimono ormai da tempo utilizzando termini vagamente minacciosi: caos, strutture dissipative, instabilità, irreversibilità, logiche eterodosse, decostruzionismo e dissoluzione del soggetto sono parole entrate nell’uso comune, parole che sanciscono l’avvenuto mutamento antropologico originato dalla pervasità degli apparati tecno-scientifici. Di fronte a questo mondo incostante e problematico l’individuo esprime spesso resistenze e rifiuti più o meno motivati, l’umanissimo bisogno di confini, di limiti e di sicurezza che tengano a distanza la contaminazione dell’alterità, che è poi una forma incarnata dell’ignoto. <<Oggi riflettiamo volentieri intorno all’ospitalità – scrive Pier Aldo Rovatti – ospitare l’altro. Ma se l’altro ha un volto minaccioso? Se è un’alterità nemica? Allora ci chiediamo: quando l’altro entra davvero in scena, non ha forse sempre un aspetto terribile, inquietante, insopportabile?>>
Intesa come una minaccia, l’alterità, la diversità rifugge l’interpretazione, così come il terrore dell’ignoto nega il dubbio, che è matrice di ogni conoscenza, lasciando l’individuo nell’isolamento della solitudine. . .


“L'Altro al centro dell'arte” di Riccardo Notte,
in: Roma/Cultura e Spettacoli,
18 Novembre 1992