“L'Altro al centro dell'arte”
di Riccardo Notte
L'altro al
centro dell'arte | Nel pomeriggio tavola rotonda con critici d'arte,
artisti e filosofi all'Istituto Studi Filosofici e una mostra a Villa
Campolieto di Ercolano Le
pagine dei quotidiani e i telegiornali sono oberate da immagini
inquietanti di guerre intestine, omicidi mafiosi, litigiosità razziali e
religiose, ma tutto ciò non è che lo specchio amplificato di una realtà
che il comune cittadino vive ogni giorno, tra mille paure e difficoltà:
una realtà che sempre più spesso provoca il rifiuto delle altrui
differenze e la chiusura verso ogni forma di dialogo. Su questo tema di
grande attualità, di grande pregnanza politica oltre che culturale, si
cimentano filosofi, critici d’arte e artisti riuniti da questo
pomeriggio, presso l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, in una
tavola rotonda dal titolo <<Misure e Misurazioni. L’Altro: centro
dell’arte>>. Interverranno Pier Aldo Rovatti, Vincenzo Vitello,
Alessandra Dal Lago, Simona Marino, Pino Ferraro, Achille Bonito Oliva,
Angelo Trimarco, Arcangelo Izzo, Tommaso Trini, Massimo Carboni, Ida
Panicelli e Cecilia Casorati.
Centro della manifestazione sarà una mostra patrocinata dagli
assessorati alla Cultura della Regione Campania e del Comune di Napoli,
aperta al pubblico da questa mattina presso la Villa Campolieto di
Ercolano. La rassegna, coordinata dal critico d’arte Gabriella Dalesio,
riunisce opere di Marisa Albanese, Per Barclay, Paolo Bicco, Licia
Galizia, Fabira Hajmadi, Shirazeh Houshiary, Renato Mambor, Paolo
Monti, Anton Roca, Roberto Pietrosanti, Michelangelo Pistoletto,
Cloti Ricciardi, Maria Semeraro e Susanna Solano. <<Ma, ci si domanderà,
cosa ha a che fare il mondo dell’arte con la riflessione filosofica sul
tema dell’alterità? Uno degli assunti dell’arte degli ultimi trent’anni
riguarda proprio lo scavalcamento della barriera del limite
dell’oggetto, ma anche dello spazio frontale, del quadro come finestra,
scrive Gabriella Dalesio; come dire che lo spazio di una
rappresentazione abbisogna innanzitutto di un rappresentabile sistema di
codici, di valori e di statuti universalmente accettati all’ <<interno>>
ed entro i <<confini>> di un modello prestabilito. L’opera d’arte
tradizionalmente intesa costituisce dunque un utile ed efficace medium
fra l’insieme dei codici e le ansie del sistema. Ma i codici
contemporanei si esprimono ormai da tempo utilizzando termini vagamente
minacciosi: caos, strutture dissipative, instabilità, irreversibilità,
logiche eterodosse, decostruzionismo e dissoluzione del soggetto sono
parole entrate nell’uso comune, parole che sanciscono l’avvenuto
mutamento antropologico originato dalla pervasità degli apparati
tecno-scientifici. Di fronte a questo mondo incostante e problematico
l’individuo esprime spesso resistenze e rifiuti più o meno motivati,
l’umanissimo bisogno di confini, di limiti e di sicurezza che tengano a
distanza la contaminazione dell’alterità, che è poi una forma incarnata
dell’ignoto. <<Oggi riflettiamo volentieri intorno all’ospitalità –
scrive Pier Aldo Rovatti – ospitare l’altro. Ma se l’altro ha un volto
minaccioso? Se è un’alterità nemica? Allora ci chiediamo: quando l’altro
entra davvero in scena, non ha forse sempre un aspetto terribile,
inquietante, insopportabile?>>
Intesa come una minaccia, l’alterità, la diversità rifugge
l’interpretazione, così come il terrore dell’ignoto nega il dubbio, che
è matrice di ogni conoscenza, lasciando l’individuo nell’isolamento
della solitudine. . . “L'Altro al
centro dell'arte” di Riccardo Notte,
in: Roma/Cultura e Spettacoli,
18
Novembre 1992
|