
Paolo Monti
Bibliografia
Archivio ▪ 1997 |
Interfacce di bronzo
di Ludovico Pratesi

ARTE HI-TECH Creazioni telematiche. Cd-rom, camere termiche a
colori, obiettivi al microscopio, video ipertestuali. Sono alcune
delle opere dei giovani artisti presenti all-ultima Quadriennale. Ed
é subito tendenza - Interfacce di bronzo -
Come sarà l’arte del prossimo secolo? Tecnologia. Alle soglie del
Duemila, il numero degli artisti che utilizzano la telematica per
realizzare le loro opere aumenta. E non solo negli Stai Uniti, in
Giappone o in Germania, ma anche in Italia l’interesse per l’
“high-tech” ha contagiato un gruppo di giovani, tutti presenti
all’ultima edizione della Quadriennale.
Chi sono gli adepti di questa nuova forma d’arte? Come utilizzano
gli strumenti tecnologici? Matteo Basilè, ventenne romano, lavora
direttamente con Internet e realizza sofisticati CD-Rom per
presentare il suo lavoro, che analizza i miti della cultura “cyber”,
mescolando insieme cinema, video, televisione e informatica.
Giocando con il mouse, lo spettatore può letteralmente visitare lo
studio di Basilè, e assistere direttamente al processo di formazione
delle opere, che prendono vita davanti ai suoi occhi. Immagini
elaborate al computer, che poi vengono montate su lastre di metallo
e esposte in galleria. Il fiorentino Tommaso Tozzi è ancora più
radicale; alle mostre espone soltanto il dischetto della rivista
interattiva “Metanetwork”, che ha fondato qualche anno fa. Tozzi si
batte per lo sviluppo del diritto ad una comunicazione libera
attraverso le reti, producendo testi ed immagini diffuse attraverso
le BBS amatoriali, come la “Hacker art”, che lui stesso ha fondato
nel 1990. <<Il ruolo dell’artista non è quello di scoprire delle
forme universali>> spiega Tozzi <<ma di partecipare collettivamente
alla costruzione di interfacce che rendano possibile la messa in
connessione del maggior numero di individui. In questo modo>>
aggiunge <<tutti possono partecipare alla costruzione di un nuovo
linguaggio globale>>.
Ma gli artisti delle ultime generazioni non si interessano soltanto
di telematica. Paolo Monti, romano, espone nelle mostre una
sofisticatissima camera termica, normalmente utilizzata nel mondo
militare. Come funziona? Quando una persona entra nella camera buia,
la sua sagoma si proietta su un grande schermo, dove viene
registrata la temperatura corporea attraverso una gamma di colori
che va dal rosso al blu, con un effetto estetico davvero suggestivo.
La giovane napoletana Sabrina Sabato, invece, usa l’obiettivo
fotografico applicato ad un microscopio, per scoprire i segreti più
nascosti dei vegetali in decomposizione. Frammenti di petali rosa,
foglie di cavolo, mazzetti di prezzemolo vengono ingranditi in modo
tale da rivelare le sottili geometrie delle loro fibre, che cambiano
colore a seconda del diverso grado di freschezza: le opere della
Sabato si chiamano “nature morenti”.
I video di Grazia Toderi, che vive a Milano, si pongono come
riflessioni sulla resistenza delle cose fragili e delicate.
Nell’opera “Zuppa d’eternità e luce improvvisa” si vede l’artista
vestita con un impermeabile chiaro che tenta disperatamente di
aprire un ombrello, con gesti lenti e faticosi. Soltanto dopo
qualche secondo lo spettatore si accorge che la scena si svolge nel
fondo di una piscina piena.
Per la coppia di artisti bolognesi Monica Cuoghi e Claudio Corsello
non esistono confini tra arte e vita. La loro stessa abitazione, un
casolare abbandonato alla periferia di Bologna, è un’opera d’arte,
la scena ideale dei loro interventi, che vanno dai graffiti sui muri
delle strade alle “performance” nei locali underground. Cuochi e
Corsello mescolano tutti i linguaggi, dalla bomboletta spray al
computer, dal video alla fotografia, senza limiti, né confini: il
simbolo della loro arte, l’ochetta stilizzata “pea brain”, compare
perfino sui depliant contro l’Aids. Nel Duemila, anche questo può
essere un modo per creare un vero contatto tra l’arte e il pubblico.
Paolo
Monti
in “Interfacce di bronzo”
di Ludovico Pratesi,
Il Venerdì di
Repubblica,
No. 468,
21 Febbraio 1997,
pp. 96,97,98
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