Cosa significa
interpretare un concetto così ampio come quello di luogo per un
artista di oggi? Dopo la violenta tempesta delle avanguardie
storiche, che all’inizio del secolo hanno spezzato le salde catene
della tradizione che imponevano all’artista di rappresentare
nell’opera elementi riconoscibili e riferibili al reale, si è aperta
la strada agli infiniti complessi percorsi dell’astrazione. Libero
dai vincoli della rappresentazione, che gli imponevano di ritrarre
un frammento del mondo (fosse esso paesaggio, persona, natura morta
o veduta) al di là di ogni suddivisione accademica o gerarchia tra i
diversi <<generi>> pittorici, in questa turbolenta <<fin de siècle>>
l’artista può scegliere di intendere il concetto di luogo nei
termini che preferisce. Questa mostra raccoglie le opere di quaranta
personalità differenti che compongono una sorta di ipotetica
quadreria di vedute contemporanee, dove i luoghi non vengono più
raffigurati secondo codici e canoni classici, come i canali di
Venezia di Canaletto, le rovine di Vanvitelli o le marine di
Giacinto Giganti, ma sono realmente interpretati e reinventati
dall’artista, spesso senza alcun rapporto con la realtà visibile.
Non più panorami, paesaggi o orizzonti, ma memorie, sensazioni,
simboli, metafore, allegorie, tracce o materiali, frammenti o
ipotesi, progetti o abissi, visioni o fantasie.
In un mondo come quello attuale in perenne sommovimento, l’artista
si fa proteico e multiforme, accetta il mutamento come condizione di
sopravvivenza, tentando di proporre nuovi e più validi modelli di
pensiero. In questa ricerca di valori anche l’idea stessa del luogo
si modifica, perde i suoi connotati fisici, abbandona la
rassicurante solidità delle cose terrene per librarsi nel regno del
pensiero e lì, dove tutto è possibile, si trasforma in opera d’arte.
“Il luogo dei luoghi”
di Ludovico Pratesi
in: Luoghi, Roma,
Galleria Il
Segno 1993