“Paolo Monti ”
Arco di Rab, Roma
di Gabriella Dalesio
Quadri-dimensionale è il titolo della prima personale romana di
Paolo
Monti. L’artista che ha partecipato recentemente ad una collettiva al
Castello di Rivara e, a novembre alla mostra e convegno Misure e
Misurazioni. L’Altro: centro dell’arte persegue una ricerca tesa ad una
indagine dell’opera quale evento. Se linguisticamente utilizza mezzi
tecnologici, questi si contestualizzano quali metafore per avvicinarsi,
in altro modo, ad una questione che è stata oggetto di ricerca negli
anni Sessanta, Settanta, allora interpretata in termini squisitamente
fenomenologici, quella dell’immaterialità. La provocazione di Monti è
duplice: verso un linguaggio che irregimenta concetti, forme, eventi
congelandone il senso e verso un sociale che identifica e feticizza banconota
valori, quali il denaro, sino al completo isterilimento e annientamento
della vita stessa.
Gli occhi del Bernini (espropriati da una banconota
da 50mila lire in circolazione che sono stati sostituiti da quelli più
caldi di una giovane diva) guardano come punti “invisibili” il distratto
visitatore. Lo slittamento ironico ha quindi il sapore di una
provocazione vitale che apre sentieri in una nuova Amazzonia, situata
non più all’esterno (è stato già tutto detto, esplorato, replicato,
ecc.) ma verso l’interno del soggetto stesso domandando nuove soglie
percettive. Quali sono allora le coordinate di questi nuovi sentieri?
Per Monti è
soprattutto un “insieme” di possibili eventi, come in Linea elastica o
in Ombra termica. Le sue opere sono metafore ed analogie di processi di
appercezione interni all’io in cui l’orizzonte di demarcazione tra ciò
che è evento e la possibilità di rappresentarlo si assottiglia,
nell’impossibilità di essere codificata e congelata. Se la provocazione
è verso i nostri cinque sensi, la referenza riguarda l’esperienza della
quarta dimensione.
Tutto è possibile nel caos programmato degli eventi lo specchio elastico (titolo di una sua opera) torna verso il punto di
origine che forse è un insieme di punti e così, all’infinito, come, ad
esempio, ci suggeriscono le strutture connettive di Gregory Bateson.
Chi guarda cosa? Il gioco dell’interpretazione ritorna al soggetto e a
come si osserva più che a cosa. Piccola differenza che ha tutto il
sapore di una semplicità difficile a farsi. Forse si tratta di rendere più chiara la materia che osserva.
“Paolo Monti ” Arco di Rab, Roma di Gabriella Dalesio in “Flash Art” estate 1993 no. 175 pag. 53
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