Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1993

 

 


Paolo Monti
Arco di Rab, Roma
di Gabriella Dalesio


Quadri-dimensionale è il titolo della prima personale romana di Paolo Monti. L’artista che ha partecipato recentemente ad una collettiva al Castello di Rivara e, a novembre alla mostra e convegno Misure e Misurazioni. L’Altro: centro dell’arte persegue una ricerca tesa ad una indagine dell’opera quale evento. Se linguisticamente utilizza mezzi tecnologici, questi si contestualizzano quali metafore per avvicinarsi, in altro modo, ad una questione che è stata oggetto di ricerca negli anni Sessanta, Settanta, allora interpretata in termini squisitamente fenomenologici, quella dell’immaterialità. La provocazione di Monti è duplice: verso un linguaggio che irregimenta concetti, forme, eventi congelandone il senso e verso un sociale che identifica e feticizza banconota valori, quali il denaro, sino al completo isterilimento e annientamento della vita stessa.

Gli occhi del Bernini
(espropriati da una banconota da 50mila lire in circolazione che sono stati sostituiti da quelli più caldi di una giovane diva) guardano come punti “invisibili” il distratto visitatore. Lo slittamento ironico ha quindi il sapore di una provocazione vitale che apre sentieri in una nuova Amazzonia, situata non più all’esterno (è stato già tutto detto, esplorato, replicato, ecc.) ma verso l’interno del soggetto stesso domandando nuove soglie percettive.
Quali sono allora le coordinate di questi nuovi sentieri?

Per Monti è soprattutto un “insieme” di possibili eventi, come in Linea elastica o in Ombra termica. Le sue opere sono metafore ed analogie di processi di appercezione interni all’io in cui l’orizzonte di demarcazione tra ciò che è evento e la possibilità di rappresentarlo si assottiglia, nell’impossibilità di essere codificata e congelata. Se la provocazione è verso i nostri cinque sensi, la referenza riguarda l’esperienza della quarta dimensione.

Tutto è possibile nel caos programmato degli eventi lo specchio elastico (titolo di una sua opera) torna verso il punto di origine che forse è un insieme di punti e così, all’infinito, come, ad esempio, ci suggeriscono le strutture connettive di Gregory Bateson.

Chi guarda cosa? Il gioco dell’interpretazione ritorna al soggetto e a come si osserva più che a cosa. Piccola differenza che ha tutto il sapore di una semplicità difficile a farsi.
Forse si tratta di rendere più chiara la materia che osserva.



“Paolo Monti ”
Arco di Rab, Roma
di Gabriella Dalesio
in “Flash Art” estate 1993
no. 175 pag. 53