Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1993

 

 

 


Dialogo sui due tra & e %
 
di Massimo Carboni / 1993
 


“Dialogo sui due tra & e %” di Massimo Carboni in: Giovani Artisti 5, Roma Marzo 1993

& - Lei crede?

% - Certo. Anzi, se ha l’occasione di andare al Palazzo delle Esposizioni, a Roma, vada a visitare la mostra. Mi piacerebbe conoscere il suo parere.

& - Raimondo Del Prete e Paolo Monti. Hanno fatto finora pochissime mostre. Diciamo che sono una personale “scoperta critica”. Non hanno niente in comune se non il fatto di essere sicuramente artisti. Le dico che non è una banalità.

% - Lei mi ha inteso perfettamente. Ma dell’etica non si può parlare: la si segue e basta. Piuttosto….

& - Piuttosto se lei riesce a parlarmi brevemente di questi due senza annoiarmi, le sarei grato. Se vuole posso intervenire colloquialmente su qualche spunto interpretativo.

% - La prego. Sotto l’identità della moglie, Del Prete propone delle comuni foto senza qualità, riportandole su lastre metalliche. Tutto è così minimale, apparentemente modesto e prosaico…la figlia in un passo di danza sulle punte, un angolo della casa, foglietti vergati in fretta…un’arte fatta di niente, di cosette insignificanti che messe insieme fanno una vita. Perché è lì il mistero, lo sappiamo bene…

& - Il Quotidiano, il Neutro, sì, sono un mistero. E più ci avviciniamo alle cose, più entriamo nel cuore della lontananza. Ma si tratta di un lavoro, per così dire, nichilista?

% - No, affatto, tutto il contrario. Direi piuttosto un’arte dell’eroismo domestico, del sublime casalingo, dell’universale; faccio anche notare che all’estrema intimità degli oggetti che si lasciano docilmente e un po’ ottusamente catturare dall’obiettivo – un obiettivo privo di qualunque abilità tecnica – Del Prete associa l’estrema spersonalizzazione. Come le ho detto, opera in nome e per conto di sua moglie, casalinga totalmente disinteressata all’arte, del tutto scettica se non indifferente (avrà ragione?) riguardo alle velleità del capostazione.

& - Infatti: che cosa c’è di meno personale di ciò che tutti fanno come tutti? Ma forse c’è di più. C’è la vecchia utopia sull’universalità orizzontale dell’arte, sulla creatività rimossa presente in ogni uomo e dunque sull’inattendibilità della contrapposizione tra artisti e non artisti. Capostazione e/o casalinga insoddisfatta in cerca di occupazione: in effetti – a parte ogni commento su quell’utopia culturale - che ci non debba poter fare arte. E questo Del Prete mi sembra, è a sufficienza concettualmente raffinato – questo è l’importante – per poterla fare.

% - Il punto è che è difficile fare di meno di ciò che Del Prete fa. Ma è solo in tal modo che può dar senso al perimetro domestico e all’immediato circondario: semplicemente esponendolo. E soltanto con questa operazione, il foglietto sgualcito di una comunicazione casalinga diventa fonte di stupore, di mistero, di straniamento, perché dietro alla sua muta persistenza potrebbero nascondersi tante storie, forse drammatiche. E allora è anche il tentativo di fare la mappa della propria esistenza, sognata e vissuta, desiderata e di estraneo nello stesso tempo, un mostro domestico, di cui non sappiamo come venire a capo perché il capo non ce l’ha…

& - Non c’è un soggetto che fa, sbriga e disbriga, padroneggia, non c’è alcun ego che vuole, che intende, in questa insondabile, misteriosa catturante ottusità del Quotidiano. E’ come rasentare il nulla pur facendo qualcosa. Mica facile. Bisogna avere il coraggio di dimorare nella forma del Si impersonale: Si mangia, Si fa all’amore, Si muore.

% - Ma l’arte, per definizione eccelle…

& - La facevo più perspicace, mi scusi. Certo che eccelle, ma eccelle appunto trasformando quella forma impersonale in un oggetto di poetica, in un dato concettuale in cui lavorare!

% - Vede che sono utili i suoi controcanti? Un’ultima cosa. L’arte è inafferrabile esattamente come quel Quotidiano su cui si esercita l’arte del nulla di Del Prete, che produce immagini talmente banali, così prive di riscatto (non si tratta certo del banale-eroico-con-ammiccamento di certe voghe odierne) tanto da sapersi conquistare un’aura di inafferrabilità, di assopita eppure straordinariamente vigile trascendenza.

& - Bene. E l’altro cui dovrei dare un’occhiata?

% - Si, Paolo Monti. Si potrebbe dire che lavora su due fronti. Da una parte, opera con il denaro come tale, scontorna le banconote e poi le rimette in circolazione, proietta l’immagine di Washington che è sui dollari, lentamente corrosa dall’azione degli acidi. Insomma, lavora attorno all’idea del Valore e della sua misurazione convenzionale con ripercussioni ultramitologiche. Poi c’è il versante più tecnologico, sempre sintonizzato sull’idea di immaterialità.

& - Ed è quello che emerge in questa mostra?

% - Precisamente. Mi permetta di farle l’esempio di un’opera che non troverà in quest’occasione. Sotto la superficie di un intonaco sono sistemate delle termoresistenze che possono essere di qualsiasi forma. Avvicinandosi alla parete, l’osservatore viene intercettato da cellule fotoelettriche che attivano le termoresistenze. Si produce calore e così queste appaiono - colorate – in superficie, emergono alla vista. L’osservatore si allontana, e queste lentamente scompaiono.

& - In pratica è l’osservatore che fa si che l’opera in quanto tale si manifesti…

% - …proprio così, ha colto il punto essenziale del lavoro. D’altra parte è noto il ruolo che l’osservatore ha assunto nello sviluppo contemporaneo delle scienze e dell’epistemologia costruttivista: un soggetto non più esterno rispetto al processo in atto, ma con questo profondamente interagente. Ciò che lo scienziato osserva non è la natura, bensì la natura esposta al suo particolare metodo di indagine. Sono cose note, appunto: Heisenberg, la meccanica quantistica, il principio di complementarietà…Misurare una qualsiasi percezione è già trasformarla, così come specchiarsi nella bacinella che contiene il mercurio significa frantumare la propria immagine, perdere l’identità…

& - Ma di che stai parlando?

% - Ma di ciò che Monti presenta nell’occasione di cui le ho accennato! Non le descrivo l’intera installazione, rinnovandole l’invito a visitare la mostra. Diciamo che l’osservatore, per specchiarsi nel mercurio, entra nel cono di luce che colpisce la bacinella contenente la sostanza, provocando quindi una diminuzione d’intensità luminosa che attiva i fotosensori collegati a micro-oscillatori che irradiano vibrazioni. E così l’immagine riflessa nel mercurio si scompone.

& - E’ un po’ come se la volontà stessa di guardarsi pregiudicasse la visione. Bisognerebbe potersi vedere senza guardarsi, in un gesto di sovrana disattenzione, senza intenzionalità…

% - Certo, ed è anche il problema del tutto classico dell’identità e del’alterità, che alcuni parvenus metropolitani con il piede, a sentir loro, sempre sul primo aereo per New York, scoprono adesso. Beati, che devono convivere solo con la propria naivetè.

& - Ha parlato di un recipiente che contiene mercurio. Non vede attinenze alchemiche? Il mercurio, sebbene di natura femminile, è il “pater metallorum” e in quanto tale ha principio e fine in sé stesso, come “l’Ouroborus”, il serpente che si feconda, si uccide e rigenera se stesso. E scommetto che la bacinella è rotonda…

% - Esattamente: non è altro che la solidificazione in acciaio del cono di luce che piove dall’alto.

& - Vede? E’ il “Vus Hermeticum”, la vasca rotonda – cioè simbolo della perfezione – che contiene “l’aqua permanens” in cui avviene la Traformazione. In questo caso, restituisce “l’imago” primordiale, l’archivolto, potremmo dire, dell’uomo; immagine che evidentemente il suo autore pensa intimamente frammentata e caotica. Ed infatti nel mercurio si proietta l’inconscio…

% - E’ molto interessante ma complesso come spunto interpretativo. E il nostro spazio, come lei sa, sta per scadere. Mi limiterei ad annotare la stretta connessione tra l’impianto scientifico-razionale e il controllo tecnologico dei mezzi impiegati, da una parte, e la stratificazione del senso sintonizzata su valenze simboliche, su contenuti metaforici, dall’altra. Nessuna “fredda” letteralità autosignificante, piuttosto…

& - Senta, lei gradirebbe un tè?

 

Palazzo delle Esposizioni RomaDialogo sui due tra & e %
di Massimo Carboni
in: Arte e altro: giovani artisti 5
24 marzo – 25 aprile 1993
 

 

www.palazzoesposizioni.it / 1993

 

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