Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1996

 


L'Avanguardia Telematica

VUOI AVERE UN CAPOLAVORO? Niente di più facile. Prendi un modem, tuffati in Internet e clicca sul mouse. E poi stampa. Potrai avere un’intera stanza del Louvre appiccicata alle pareti della tua camera da letto. E trovare in rete artisti delle nuove generazioni. Oppure fare la conoscenza con un Mario Schifano “elettronico”. Sul sito Internet “Schifano www.Stet.it” aperto grazie alla sponsorizzazione Stet, l’artista immette ogni mese una trentina di opere. Il mese dopo saranno altre trenta, tutte diverse. Ma il collezionista attento potrà stamparle una ad una fino a costruirsi in casa il “quadro più grande del mondo”, lo stesso che Schifano ha esposto a Milano, in occasione dello Smau (dal 18 al 25 ottobre) su un pannello di un’estensione di 500 metri quadri.

L’ultimo numero della rivista “Telèma” ha raccontato tutto questo, i prodigi e le défaillance dell’arte mediatica, cavalcando la nuova frontiera dell’ “estetica virtuale”. In Italia gli artisti che amano il surf su Internet non sono molti, ma qualcuno, più ardito, ha abbandonato pennello e cavalletto e ha scelto come galleria personale l’intero cyber-spazio. <<Internet>>, avverte Pietro Montani, docente di Estetica all’Università la Sapienza di Roma, <<è utilissimo, ma il suo uso di massa rischia di farlo diventare un enorme archivio dell’inelaborato. E’ il suo pericolo. L’arte, di fronte a questo genere di mutazioni, rappresenta comunque un arricchimento, non un impoverimento della percezione>>.

Intanto i poteri della consolle non si perdono d’animo e continuano sulla loro strada. Qualcuno di loro è anche approdato alla Quadriennale di romana, in netto contrasto con i colleghi neofigurativi e anacronisti. E hanno vinto loro, a sorpresa. Domenica 10 novembre, la giuria ha consacrato la ricerca virtuale con una rosa di vincitori tutti a loro modo impegnati sulle immagini telematiche: Stefano Arienti, primo premio, Studio Azzurro, secondo, Umberto Cavenago, terzo, e Cristiano Pintaldi, quarto. Ma cosa fanno questi artisti, destreggiandosi tra computer e Internet? Innanzituto si muniscono di un loro indirizzo. Matteo Basilè, ad esempio, sta nel sito: http: www.snd.it/jungle. Lui è partito da foto segnaletiche computerizzate e adesso fa il “ritrattista” virtuale. Potete spedire con l’email (la casella di posta elettronica) un’immagine all’artista e per centomila lire il vostro ritratto finirà in rete. Un antesignano della sperimentazione su Internet è Tommaso Tozi. Dal ’90 ha fondato una Hacker Art Bbs, la prima galleria telematica interattiva in Italia, una data bank autogestita (tel. 055/4224410). Negli anni Ottanta si divertiva a creare virus subliminali digitali che non distruggevano ma contaminavano i sistemi operativi Ms-Dos con la scritta “Ribellati!”. Umberto Cavenago, maestro elettronico, racconta di essere passato all’uso del computer partendo dalla sua attività di scultore e via via appassionandosi alle potenzialità del messo. <<All’inizio>>, dice, <<lo utilizzavo come un qualsiasi supporto, mi serviva per elaborare il disegno tecnico delle mie sculture. Il software, rispetto al tecnigrafo o all’aerografo, mi sembrava una penna più intelligente. Ora sto lavorando a modellazioni a 3d (in tre dimensioni) e anche su cd-rom>>. Alla Quadriennale, il suo lavoro consisteva invece in un grande tavolo con sopra un monitor appoggiato come fosse un foglio di carta. Anche lì, l’intervento del pubblico era fondamentale. Le immagini venivano scelte al computer e davano visibilità a una specie di quaderno di appunti d’artista.

Anche per Paolo Monti si è parlato di realtà virtuale. Ma lui spiega che il suo è un uso “a ritroso” delle possibilità del software, un modo per tornare alla fisicità. La sua stanza con i raggi infrarossi (sempre alla Quadriennale) che evidenziavano l’impronta degli osservatori a seconda della loro temperatura corporea, non ha niente a che fare con la simulazione. <<Il computer è uno strumento che rivela le radiazioni termiche. La mia materia è naturale, è il calore del corpo. Io lavoro con la realtà, mi piace restare sulla soglia di visibile e invisibile>>.



“L'Avanguardia Telematica”
di Arianna Di Genova
in L’Espresso, 21 novembre 1996
n.47 – anno XLII