Utilizzano pennelli e
computer, macchine fotografiche e cineprese per trasformare la vita
quotidiana in un’opera d’arte ispirata direttamente dalla realtà.
Vitali e sorprendenti, dinamici e inquietanti, i giovani artisti
italiani conquistano sempre più spazio nelle gallerie romane, dove
propongono un’arte di alta qualità, al passo con le ricerche dei
loro colleghi stranieri. È il caso del milanese Stefano Arienti, che
espone i suoi ultimi lavori alla galleria Sales fino al 30 maggio
(via San Francesco di Sales 16/a, tel. 06/68806212). Si tratta di
lunghi rotoli di carta <<da lucido>> che rivestono tutte le pareti
della galleria, sui quali l’artista ha ricalcato con i pennarelli
alcuni dettagli tratti da stoffe con motivi esotici, selezionate
dall’artista in quanto <<folk, kitsch o cheap>>. Il risultato è un
insieme di disegni colorati di grandi dimensioni, che trasformano il
cattivo gusto del quotidiano in un racconto leggero e delicato, di
notevole suggestione visiva.
Anche l’artista danese Thorsten Kirchoff, che vive e lavora a Roma
da diversi anni, ha scelto di modificare il piccolo spazio della
galleria Sperone jr. in una sorta di <<sala macchine>> che sembra
uscita dai fotogrammi di un film dell’orrore come <<Non aprite
quella porta>>. Le pareti sono ricoperte da una tenda di plastica
traslucida verde chiaro, mentre sul pavimento è appoggiato il motore
di un’automobile dipinto dall’artista, che emette luci, rumori e
suoni psichedelici come un moderno organo a canne. <<Non a caso ho
voluto intitolare l’installazione “Olio su motore” – spiega
l’artista - proprio per sottolineare quest’immagine cinematografica,
dove la pittura si sposa con gli oggetti meccanici>>. La mostra di
Kirchoff è aperta fino al 13 maggio (via dell’Orso 27, tel.
06/6893525).
Sul confine tra pittura e telematica si muove la ricerca di Fabrice
De Nola, protagonista di un’interessante personale aperta alla
galleria Il Ponte fino alla metà di maggio (via di Montoro 10, tel.
06/68801351). Si tratta di una serie di dipinti dai colori
brillanti, che rappresentano personaggi umani che si muovono in
ambientazioni <<hi-tech>>, paesaggi urbani virtuali e architetture
futuribili. Un occhio aperto verso un futuro dominato dalla
telematica, dove le opere d’arte sono sintesi di dati telematici
trasformati dall’artista in immagini di notevole impatto visivo,
prodotte dall’unione tra manualità e alta tecnologia.
Un territorio pieno di sorprese dove lavora da anni l’artista romano
Paolo Monti, che espone ad Arte in Scena l’installazione
<<Fluttuazioni>>, presentata da Stefano Chiodi, fino al 26 maggio
(via Adda 21, tel. 06/58300976). Si tratta di un’opera costituita da
tre specchi e un sottile tubo metallico da cui fuoriesce un flusso
di calore, che permette di liberare flussi di energia visibile
grazie ad una telecamera. Una maniera di utilizzare la tecnica per
creare delle opere d’arte dove l’immagine mostra all’occhio umano
presenze invisibili ma dense di suggestione.
“L'arte tra pennelli e computer“
di Ludovico Pratesi
in “La Repubblica”, sabato 29 aprile 2000