ARTE ITALIANA AD ATENE
di Lucia Spadano / 1998
Nell’ambito di Art Athina,
la fiera d’arte greca giunta, quest’anno, alla sesta edizione, si è
tenuta una rassegna – organizzata dall’Associazione Panellenica di
Galleria d’Arte, presieduta da Giulia Demakopoulou, e sostenuta dalla
Fondazione Costopoulos – dedicata all’arte italiana d’oggi.
Tracciare un percorso dell’arte italiana contemporanea, senza la pretesa
di delinearne un’identità (cosa peraltro impossibile in questi anni di
fine secolo e di fine millennio, attraversati da forti correnti
individualistiche) è quanto si sono proposti Katerina Koskina e Franco
Fanelli, curatori della mostra “Tracce significanti – Arte
italiana oggi”.
I 24 artisti invitati, escludendo Anselmo e Cucchi, rappresentativi
delle due correnti che hanno maggiormente caratterizzato la seconda metà
del secolo (l’Arte Povera e la Transavanguardia), sono soggettività non
teorizzabili e non riconducibili a concetti e forme già assodati dalla
storia. La rassegna diviene così una campionatura di “individui” capaci
di esprimersi liberamente in un sistema mobile e provvisorio con
proposte eterogenee spesso dissimili o opposte. La mostra “non aspira –
scrive Katerina Koskina – a una registrazione completa oppure a un
resoconto totale dell’espressione artistica italiana contemporanea. Né
ha l’ambizione di presentarsi come una mostra-panorama. E se prende
l’avvio coscientemente selezionando indicativamente i due grandi
movimenti, l’Arte Povera e la Transavanguardia, tramite le opere di due
importanti rappresentanti come Enzo Cucchi e Giovanni Anselmo, questo è
per offrire un omaggio e contemporaneamente un riconoscimento alla loro
influenza, al loro contributo ma anche alla loro attualità”.
Ad accogliere le opere di pittura, scultura, installazione e video sono
stati gli straordinari spazi del Gazi, la ex fabbrica del gas nel centro
storico di Atene, da poco tempo ristrutturati e destinati a grandi
manifestazioni culturali. L’incipit dell’itinerario proposto dai
curatori ara dato da due strutture in legno di Aldo Ferrara, posizionate
in modo da dirigere lo spettatore verso le “Immagini di dollaro”
di Paolo Monti, che mira al mutamento dell’opera attraverso il
tempo e quindi alla partecipazione del fruitore al definirsi dell’evento
estetico. Nella parete di fronte campeggiava l’installazione di Felice
Levini con una gigantografia della sua immagine che sovrasta un candido
monumento allo scarafaggio, affiancato da una struttura in
ferro e legno a Renzogallo, che della scultura esalta la capacità di
organizzarsi nello spazio e la “trasmutabilità” dei materiali. A terra
un’opera di Luigi Stoisa con giornali e lampada al neon, che recupera la
matrice concettuale dell’Arte Povera, e, sospeso in alto, un lavoro di
Giuseppe Zevola. A seguire un “segnale-impronta” di Sergio
Fermariello, che ha proposto anche in anteprima una parte della
documentazione fotografica di un’installazione ambientale nel Golfo di
Napoli, ed un bellissimo legno combusto con l’inserto di un elemento
metallico di Nunzio. Sulla pare te di fondo dell’immenso salone
troneggiava una struttura lignea di Alfredo Pirri, come la facciata di
una cattedrale gotica, o, meglio, come le canne di un immenso organo,
tutte bianche ed orlate di rossi bagliori. Da un angolo, in diagonale,
partiva una serie di tavolini rotondi, ricoperti di candide tovaglie, su
cui mani pazienti hanno ricamato in lettere greche nomi di antichi
filosofi: un “omaggio” al pensiero greco di Matteo Fraterno. L’area
centrale era interamente occupata dalle grandi sedie metalliche,
“sonore”, di Alfredo Romano, poste in circolo per agevolare la
conversazione “virtuale” e quella “reale” dei visitatori che vi
sostavano. All’uscita, quasi ad indicare il padiglione di fronte (ove
era allestita un’altra parte della mostra) una lastra di granito con ago
magnetico di Anselmo. La pittura soprattutto, nelle sue varie
declinazioni, caratterizzava l’altro spazio, ove si rincorrevano sulle
pareti due tele recenti di Enzo Cucchi, le trame policrome di Mauro
Benetti, le sindoniche epifanie di Stefano Arienti, le tele
neo-neoespressioniste dei Alessandro Pessoli, i lavori di Alessia
Parenti, un pannello di Botto & Bruno, imbottito e ricoperto di
fotocopie rielaborate secondo le modalità consuete al loro operare, gli
environment di Sabrina Sabato, i segnali di Sassella, le grandi tele di
tulle siliconato su cui venivano proiettati disegni di luce di Massimo
Kaufmann, cui faceva da contrappunto una struttura in rame. Una
installazione di Cuoghi e Corsello, nuovi archeologi del quotidiano, era
l’unica concessione al rimanente spazio. Completavano la rassegna i
video di Liliana Moro, su una rilettura della figura umana, e di Vedova
Mazzei sulla regina Elisabetta.
A conclusione della serata inaugurale si sono tenuti un recital di
poesie ed un concerto di musica contemporanei, dovuti alla cura della
musicologa Luciana Galliano e del critico docente di letteratura
italiana Giorgio Ficara.

“Arte italiana ad Atene”
di Lucia Spadano
in: Segno, No. 165
Dicembre 1998,
pag. 40
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