Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1993

 

 

 


Arte in classe - Scuola Giosuè Carducci, Roma
 
di Daniela De Dominicis / 1993


Trenta gli artisti invitati ad Arte in classe, la mostra curata da Ludovico Pratesi e Maria Semeraro nei locali della scuola elementare Giosuè Carducci. Potrebbe l‘ennesima ricerca di uno spazio espositivo non deputato, così come oggi spesso si tende a fare, occasione talvolta per riscoprire ed attivare complessi dimenticati o in disuso, ma che troppo spesso si risolve nella ricerca di una spettacolarità fine a se stessa, la scelta di una scuola, nella fattispecie, corrisponde invece ad una precisa intenzione propositiva. Intervenire ina una scuola attiva acquista allora un preciso significato: scuola come luogo privilegiato di rinnovamento, referente primo di trasformazione futura del mondo. Così Cesare Pietroiusti riscopre l’importanza del suo essere docente, la necessità della trasformazione del sapere: chiama i suoi alunni e nell’aula della 5° svolge una vera lezione sull’epatite virale. Donatella Landi utilizza le sue catalogazioni per un giocoso apprendimento dell’alfabeto e sui piccoli banche dell ascuola materna dispone in bell’ordine fiori, frutta, oggetti diversi, tutti acomunati dalla lettera iniziale. Nell’aula accanto, Andrea Aquilanti sembra voler organizzare una suggestiva lezione di geografia proiettando sulle pareti, con i suoi mappamondi di plastica trasparente, l’ombra della terra con i continenti colorati. Ha il sapore di un’esperimento scientifico, invece, l’installazione di Paolo Monti con il suo delicato equilibrio di pesi che l’azione dell’acido corrosivo presto comprometterà. Ma al di là delle aule, il percorso offre, per chi sa ben cercare, infinite possibilità di scoperta,. Spingendo la porta a vetri socchiusa sul fondo, si entra nel magico teatrino delle ombre di Andrea Fogli; il bagno, invece, è stato trasformato da Massimo Barzagli in una fantastica piscina, pieno com’è di pesci rossi dipinti sul vetro; per chi riesce a superare la resistenza della barriera messa da Marco D’Ancona sulla soglia di una classe, si attiva un registratore che nell’aula vuota rimanda le voci degli alunni, perché – come è scritto nella lavagna – l’immobilità è solo delle cose. Non mancano indicazioni inquietanti come gli infiniti piccoli mostri neri che Paolo Canevari ha diseminato in un’aula; l’elemento autoritratto che Felice Levini ha collocato in alto, dietro una catedra; la domanda formulata da Alberto Zanazzo utilizzando il tramezzo di legno che isola l’ambiente del custode. Quis custodiet custodem?, ponendo l’eterno quesito sulla moralità del potere. Infine, l’ammonimento di Alfredo Pirri che pone nell’atrio, sopra il busto in bronzo di Carducci, il volto di uno scheletro in atto di leggere un libro. Troppo in alto per renderci partecipi della lettura, è forse metafora di una perenne istanza conoscitiva o, forse, di campi del sapere ancora inacessibili.



Arte in classe - Scuola Giosuè Carducci, Roma
di Daniela De Dominicis
in “Flash Art”,
no. 178 1993
pp. 63