Paolo Monti Bibliografia
Archivio ▪ 1993

 

 

 

 

Arte in classe
 
di Ludovico Pratesi / 1993


Dopo le esperienze di “Molteplici culture” e “Via Tasso”, questa ampia collettiva nei locali della scuola Carducci, un imponente edificio del primo novecento a due passi dalla basilica di San Giovanni in Laterano, si inserisce in un discorso critico legato alle relazioni tra opera d’arte e luogo espositivo non “deputato” che sembra tornato da qualche tempo di grande attualità.

Abbandonati gli spazi neutri e asettici di musei e gallerie, i solenni templi dell’arte dello scorso decennio, gli artisti ritrovano oggi il desiderio e lo stimolo di confrontarsi con situazioni più complesse e connotate, dove l’interazione con il vissuto quotidiano crea interessanti cortocircuiti e intensi rapporti tra arte e realtà. Così la diemnsione di un progetto come questo apre la strada ad ipotsi fondate sulla possiblità di affrontare problematiche più radicali, che il clima spensierato e superficiale degli anni Ottanta sembrava avere messo da parte una volta per tutte.
Ora, in tempi di recessione economica, crisi politica e preoccupante assenza di valori socio-culturali, l’arte si deve riappropriare degli spazi della vita, per segnare attraverso il proprio linguaggio particolare nuove aperture di pensiero, che suggeriscano possibili indicazioni etiche di ricerca. Dunque la scelta di organizzare una mostra in un edificio fortemente connotato come la scuola elementare Carducci si definisce come una possibilità offerta agli artisti di operare nella massima libertà all’interno di un contesto ambientale denso di presenze umane e memorie infantili: ad ognuno è stata data la possibilità di lavorare nello spazio che preferiva, per dare vita ad un intervento che fosse strettamente legato al luogo dell’evento espositivo.

Gli artisti che partecipano ad “Arte in classe” costituiscono un panorama sufficientemente ampio delle ricerche in corso, senza voler essere in alcun modo esaustivo. Il percorso creato dalle opere all’interno della scuola assume la valenza di un itinerario attraverso le diverse e multiformi sfaccettature dell’arte d’oggi. La prima tappa è l’atrio dell’istituto, dove Alfredo Pirri ha collocato un singolare “memento mori”, carico di significati metaforici, proprio sopra il busto del celebre poeta dell’ottocento.

Paolo Monti, Bilancia 1989:  banconote, oro, mercurio Paolo Monti

Bilancia, 1989
banconote, oro, mercurio

Il degradarsi di banconote trattate chimicamente consentirà la discesa nel mercurio di un corrispondente peso in oro

Varcato l’ingresso, nel grande corridoio di sinistra, Paolo Monti presenta un’istallazione dedicata al valore simbolico del denaro, accanto al grande lavoro a parete di Felice Levini, denso di memorie ludiche, e riferimenti all’attualità. Sulle pareti si disongono, come in’antica quadreria barocca, le tele di Massimo Catalani, che rappresentano frutti ed ortaggi legati all’immaginario della Pop Art ma realizzati con una tecnica materica vicina all’informale, mentre Donatella Landi ha preparato un’opera ispirata all’apprendimento della grammatica. Le aule del pianterreno ospitano le installazioni di altri artisti come Marco D’Ancona e Robeto Pietrosanti, che ricrea l’atmosfera di una palestra per bambini; Oliviero Rainaldi presenta un’immagine di notevole vigore espressivo e Annie Ratti ha preparato una serie di piccole sculture disposte sui banchi di un’aula, che ricordano gli ingenui lavori in plastilina realizzati da bimbi dell’asilo. L’installazione effiemra e pirotecnica di Robero De Simone si sviluppa invece all’interno del cortile, normalmente utilizzato per la ricreazione nelle assolate giornate estive.

La mostra prosegue al secondo piano, con l’opera minimale di Licia Galizia, giocata sui ritmi luminosi definiti da sottili striscie metalliche che piroettano pallide ombre sulla parete del corridoio. Una dimensione di sommessa radicalità che si aggiunge al sottile lirismo del lavoro di Andrea Fogli, un “teatrino delle ombre”, dedicato ai bimbi della Carducci. Le aule affacciate su via La Spezia contengono alcune installazioni: ecco il grande iceberg di polietilene nero realizzato da Maria Semerario accanto al lavoro di Paolo Canevari, che elabora una cifra stilistica legata a ricordi infantili, sospesi tra fantasia e memoria. In un’altra aula si vedono i mappamondi luminosi di Andrea Aquilanti, che proiettano le sagome colorate dei continenti sulle pareti, mentre il paracadute realizzato da Daniela De Lorenzo ci rimanda ai viaggi dei secoli passati. Nello spazio della guardiola è collocata l’opera concettuale di Alberto Zanazzo, concepita per un luogo dove i custodi passano il tempo a sorvegliare i giochi dei bambini e i luminosi ambienti del bagno ospitano i pesci dipinti da Massimo Barzagli. In stretto rapporto con il grande murale eseguito da un’intera classe della scuola per rappresentare la favola del “Mago di Oz” c’è l’opera di Antonio Tamilia, dove alcuni elementi dell’arredo scolastico vengono ricoperti di uno spesso manto nero, come residui carbonizzati dopo un’eruzione. Massimo Orsi propone un lavoro basato sulla frammentazione di formule linguistiche correnti ridotte a semplici segni, mentre Marco Colazzo utilizza la segnaletica stradale per comporre cartografie immaginarie. Sia Silvia Morera che Valentina Coccetti usano la carta per proporre immagini antiche rivisitate attraverso la pittura o i mezzi tecnologici attuali, che dialogano con le sagome e i profili di animali selvaggi presenti sui grandi dipinti di Salvatore Astore.

La ricerca di Ciriaco Campus indaga sulla possibilità dell’oggetto di diventare un’inquietante presenza simbolica, a differenza di Dimitri Kozaris che coglie con l’obiettivo fotografico il valore poetico delle icone urbane. In un angolo si cela l’opera di Antonio Catelani, insinuante suggerimento ornamentale per uno spazio iluminato da un raggio di sole che filtra attraverso le vetrate delle finestre e sulle lavagne corrono indisturbati i tracciati irregolari di Beatrice Terfloth. Roberto Galeotti propone i suoi test sperimentali ai lettori del catalogo, e tra qualche minuto comincia la lezione di Cesare Pietroiusti, che i visitatori della mostra potranno seguire soltanto affacciati allo stretto vano della porta socchiusa, per non disturbare gli alunni più diligenti.


Paolo Monti in
Arte in classe
di Ludovico Pratesi
in Arte in classe, Rome,
Joyce & Co Edition 1993,
pp. 7,8,30

Paolo Monti Bibliografia
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