“L'Arte e la Quarta
Dimensione”
di Gabriella Dalesio / 1995
Capovolgere la Genesi e fissare direttamente l’atto continuo della
creazione: è questo uno dei dettati della dottrina tantrica.
E’ sulla comprensione della effettiva natura del tempo che questa
disciplina orientale individua la modalità di ricentratura dell’essere
umano. Atto a trasformare le energie degli individui – normalmente usate
in modo casuale – il tantrismo tende alla riacquisizione della
unitarietà corpo/mente – di cui i due princìpi informatori sono la
Shakti e il Purusha. I riti tantrici identificano nella comprensione
della natura della materia uno degli elementi motori affinché il tempo
inizi, come tale, ad essere. In Occidente, parte di questa dottrina, in
forma sincretistica con altre discipline, si avvicina – e viceversa – ai
postulati che le nuove epistemologie (in particolare la fisica delle
particelle) hanno nei confronti sia della materia che del tempo.
Materia e tempo sono i due poli su cui i fisici (e la scienza come
l’epistemologia) pongono le loro polarità. Ma a fronte vi è un mondo che
su questi due poli sta andando alla deriva, navigando con strumenti
(codici) inadeguati, anche se su internet. L’arte con Duchamp ha posto
il problema: l’arte non è rappresentazione, se è mentale la materia, né
è “incidente” di percorso. O, a dirla con Prigogine, è “inquinamento
dello spazio-tempo”. Se la relazione tra esso da una parte e materia
dall’altra non è simmetrica, la trasformazione dello spazio-tempo in
materia, al momento dell’instabilità del “vuoto”, corrisponderebbe ad
un’esplosione di entropia, a un fenomeno irreversibile. E’ una delle
possibili interpretazioni della nascita del cosmo. Ma non solo è
“incidente” che avviene ogni giorno nella realtà quotidiana e forse
anche in noi stessi. Torna una domanda che era di Aristotele: che non
fossimo noi stessi i responsabili della irreversibilità del mondo?
Di una diversa concezione del tempo si occupa Prigogine1 avvertendo che
il tempo non è unico ma diverse sono le scale temporali che, come in un
brano musicale, lo compongono, come se la complessità di elementi
semplici fosse compressa in un intervallo apparentemente omogeneo. Il
tempo cosmico ed astrologico, annota, segnato sempre per noi da una
scansione ritmica e periodica di un medesimo “orologio a pendolo”, non
corrisponde a quello interno, chimico, biologico, ma anche mentale
dell’individuo. Come nel corpo umano la sua parte esterna è diversa da
quella interna.
Tornando alla dottrina tantrica, il tempo quindi può essere riosservato
da un altro punto di vista: centrato in noi stesi appare come se fossimo
all’interno di un drago che vomita “qui ed ora” il passato e il futuro.
Emerge evidente la diversità nei confronti della tradizione occidentale
che, assumendo il corso temporale quale linearità di percorso, lo mostra
quale “finestra temporale” di cui ciascuno è cono di referenza. Questa
comincia a scricchiolare, non solo nei sistemi filosofici ed
epistemologici, ma anche nella vita quotidiana, costringendo l’individuo
in una morsa che ne attanaglia la psiche e la percettività sia del corpo
della realtà esterna. Stretto da un tempo tecnologico, i cui dettati
sono l’estrema velocizzazione di qualsiasi fenomeno, l’individuo è
sconcertato, i suoi tempi biologici sono alienati ed azzerati alle
velocità esterne. In un continuo presente è guidato in spazi e tempi
virtuali da lui non più controllati e controllabili. In questo si
inserisce la dottrina tantrica, ma non solo questa, anche tutte le altre
che attualmente si diffondono a macchia d’olio in tutto il pianeta.
Ciascuna tecnica a suo modo tende verso un unico punto di convergenza:
la presa di consapevolezza dell’individuo che può gestire i propri
livelli temporali (conoscendo attraverso essi).
Dal momento in cui la quarta dimensione fu scoperta, nel 1840, bisognerà
aspettare fino al 1912 perché questa sia presa seriamente in
considerazione nell’ambito artistico modificandone i . . .
“L'Arte e la quarta dimensione”
di Gabriella Dalesio in: Titolo, No. 22, 1995 pp. 15,16
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