Metatron!zone
“Architettura delle relazioni sociali”
di Angela Petrone / 2005
Poiché ora riconosciamo la natura della nostra
malattia. Ciò che in noi non va è proprio la scissione reciproca tra queste forme dell'esperienza: e la nostra cura può essere solo la loro riunificazione in una vita compiuta e indivisa. La nostra missione è quella di cercare questa vita, costruire il concetto di un'attività che sia a un tempo arte e religione e scienza e tutto il resto.
R.G. Collingwood, Speculum Mentis
"Il prato è un insieme di erbe, - così va impostato il problema, - che include un sottoinsieme d'erbe coltivate e un sottoinsieme d'erbe spontanee dette erbacce; un'intersezione dei due sottoinsiemi è costituita dalle erbe nate spontaneamente ma appartenenti alle specie coltivate e quindi indistinguibili da queste. I due sottoinsiemi a loro volta includono le varie specie, ognuna delle quali è un sottoinsieme, o per meglio dire è un insieme che include il sottoinsieme degli esterni al prato. Soffia il vento, volano i semi e i pollini, le relazioni tra gli insiemi si sconvolgono…".
I. Calvino, Palomar
Il contesto
Paolo e Laura abitano qui. In un posto
speciale e un po' particolare. La loro casa si trova a Roma, vicino al piazzale
Labicano, all'inizio della Prenestina, al primo piano di un comprensorio sorto
per i ferrovieri all'inizio del secolo scorso. Dalle loro finestre infatti si
vedono i binari che portano i treni alla Stazione Termini, ma anche i binari
della linea tranviaria Roma-Pantano.

... i treni...
Poiché i binari fanno parecchio rumore quando
ci passano sopra i treni, pro-curando la vibrazione di tutto l'edificio Paolo e
Laura sono immersi in una situazione di bombardamento sonoro e cinetico; la
stimolazione è anche di tipo visivo, soprattutto di notte quando i potenti fari
delle locomotive sembra che abbiano come destinazione proprio il salotto della
loro casa.
Anche le persone che abitano nel caseggiato sono un po' speciali; sembra di
stare in un piccolo borgo. Alcuni tengono le chiavi davanti alla porta oppure si
scambiano il cibo che, fumante, esce da una casa ed entra in quella accanto
questo a testimoniare un tessuto e una rete di relazioni difficili da trovare in
una grande città come Roma.
Sotto le loro finestre esiste un piccolo spazio pavimentato con piastrelle di
cemento grigie. Oltre questo spazio si eleva un altro edificio speculare a
quello nel quale abitano i MontiRossi e facente parte della stesso comprensorio.
Sul lato destro c'è il cortile condominiale. Sul lato sinistro i binari. Sopra a
tutto il cielo.

un parcheggio...
Stato originario
All'incirca tre anni fa, cioè quando i nostri amici sono venuti ad abitare qui,
questo spazio pavimentato che da ora chiamerò "il giardino" era ricettacolo di
immondizie ed utilizzato come parcheggio per motociclette, per barche in gomma e
come deposito di vecchi elettrodomestici in disuso. Poco per volta Paolo è
riuscito a liberare tutto il, di là da venire, giardino e a renderlo così come
appare oggi.
Trasformazione
Il lavoro eseguito da Paolo ha comportato una serie di operazioni, alcune delle
quali di vera e propria bonifica del luogo poiché erano presenti moltissimi
residui volati, diciamo così, dalle finestre dei piani superiori; inoltre c'era
anche qualche ospite un po' troppo ospite che ogni tanto faceva capolino nel
giardino.

qualche ospite...
Paolo si è attrezzato: con mazza, guanti e
cappellino ha cominciato a togliere, lì dove riteneva necessario, alcune
piastrelle, ha rotto lo strato di cemento e ha scoperto che i materiali
riportati alla luce, situati nella zona che ha la funzione di terrapieno
rispetto alla sottostante linea tranviaria e situata perpendicolare ai binari,
altro non erano che detriti di epoca romana e resti di manufatti ceramizzati di
età medioevale, ossa e pure qualche giocattolo, il tutto mischiato a tufo.

... e pure qualche giocattolo...
Dei
preesistenti ingombri ora non rimane più niente; l'ultimo oggetto rimosso è
stata una moto: per un certo periodo piccolo monumento all'interno del giardino
e intitolato da Gianni, il corniciaio, un amico di Paolo, Opera Coatta: fossile
da giardino.
Lo scavo ha reso poi necessario anche il riempimento con terra più fertile delle
buche che si rendevano necessarie per piantare qua e là in questo luogo, che
fino a poco tempo prima serviva solo da parcheggio e da discarica, piante e
siepi di diverso tipo.
Nel giardino erano già presenti alcuni alberi di acacia e una vite americana.
Lungo la rete che segna il confine con i binari ora ci sono dei rhincospermum,
dei gelsomini. Davanti ad essi l'albero di Giuda (soprannominato l'albero dei
rosa) e un prunus. Da un lato qualche cespuglio di conifere. E poi arbusti della
macchia mediterranea, due varietà di bosso, tre palmette, una cycas, un ibiscus,
un uniperus, qualche pianta grassa, un plumbago, la lavanda, una forsythia,
alcuni gerani. Tante altre ancora.

... e tante altre ancora foto
Il giardino è stato concepito anche per
macchie di colore e per periodi di fioritura: si va dal rosa del prunus e
dell'albero di Giuda al bianco del rhincospermum e del gelsomino, al blu
dell'ibiscus, al viola della lavanda, al giallo della forsythia con il
sottofondo delle mille varietà di verde.
Con il passare del tempo il giardino si va ad arricchire di nuove piante e di
nuove aiuole ma viene utilizzato da Paolo anche per i suoi esperimenti sul suono
e sulle vibrazioni prodotte dai treni in transito.
Riconversione
La trasformazione però non ha riguardato solo questo giardino di Roma ma ha
interessato anche la casa di Paolo nella campagna di Velletri che qualcuno del
Circolo Bateson ha conosciuto per alcuni Ferragosto passati lì.
Paolo, durante la lavorazione del giardino ha depositato in capienti sacchetti
di plastica tutti i calcinacci e il materiale di risulta che si venivano mano a
mano ad accumulare, li ha caricati in macchina e li ha trasferiti a Velletri;
essi sono stati adoperati per rinforzare l'argine di un torrente che delimita la
proprietà. Quindi, niente di tutto ciò che era originario del giardino di Via
Prenestina è stato tolto per essere scartato, ma tutto è stato riutilizzato.
Inoltre, la terra che è servita a Paolo per mettere a dimora le piante, gli
alberelli e i cespugli è stata presa proprio da quell'argine e trasportata a
Roma. Paolo ha inoltre utilizzato le pietre di cemento che estrapolava da sotto
le piastrelle per delimitare le aiuole.

l'argine
Partecipazione
Dicevo prima che, durante l'opera di
trasformazione e degli scavi, era stato trovato da Paolo anche qualche
giocattolo, ciò gli ha permesso di scoprire che proprio in questo cortile circa
50 anni fa si trovava una scuola, testimoniato da una foto che un abitante del
luogo ha fatto avere a Paolo. Ed è proprio qui che i bambini sono ritornati ad
appropriarsi di questo luogo, incuriositi e partecipi del lavoro di Paolo.
Un giardino è sempre un oggetto artificiale e non naturale. Curare un giardino è
quindi un atto intenzionale che, però, per essere narrato necessita oltre che
della descrizione delle singole parti, anche della descrizione delle relazioni
che esistono fra le varie parti. "Entrambe le descrizioni sono 'vere', ma l'una
non esaurisce l'altra". Per questo il giardino si configura per tutto il
comprensorio come un centro "di idee, luogo vivo, attivo e interattivo, spazio
in cui si possa sperimentare e attivare tutti i sensi".
Micheal Conan nel libro uscito recentemente Essais de poétique des jardins e
vincitore del premio Hanbury 2005 afferma: "Vivere lasciandosi penetrare dalla
vita del giardino vuol dire condividerlo con chi lo abita, presente e passato.
Inventa nuove forme chi ha recepito quelle a lui trasmesse vivendoci dentro, e
vivendoci con altri".

Storie
…. E penso che Paolo con il suo giardino stia
pensando e agendo per storie.
Angela M. Petrone, Roma 17 luglio 2005
nota: a completamento della storia del
giardino di Paolo Monti si consiglia la lettura del saggio Della non esitazione,
relazione di Giovanni Madonna al convegno su Bateson del 1999 (Napoli).
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